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Saxa Gres, produzione ferma per il caro energia: sale la preoccupazione tra i lavoratori

Saxa Gres, produzione ferma per il caro energia: sale la preoccupazione tra i lavoratori
di Alberto Simone
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 16 Marzo 2022, 08:32 - Ultimo aggiornamento: 14:24

Gli ordini ci sono, ma produrre a queste condizioni non è possibile. I rincari energetici e l'aumento del costo delle materie prime hanno costretto Francesco Borgomeo a spegnere i forni di Saxa Gres. Stop alla produzione sia nel sito di Anagni, che in quello di Roccasecca. Era il 28 febbraio del 2018, quattro anni fa, quando gli operai di Roccasecca si ritrovarono l'ultima volta nel piazzale dinanzi lo stabilimento. Era un giorno di festa, quello. Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti esaltava il miracolo compiuto da Borgomeo che aveva rilevato il sito ex Ideal Standard, dove fino al 2018 si producevano i sanitari, e aveva dato vita alla produzione di gres porcellanato per arredo urbano. Senza quella riconversione i quasi 300 operai della ex Ideal Standard sarebbero rimasti senza più un lavoro. Dal 2018 ad oggi la Saxa Gres di Roccasecca è stato un esempio virtuoso.

L'ASSEMBLEA

Ieri, quattro anni dopo, gli operai si sono ritrovati nuovamente nel piazzale antistante lo stabilimento. All'interno della fabbrica solo pochi manutentori: la produzione, di fatto, è bloccata. Gli operai sono in cassa integrazione e Cgil, Cisl e Uil hanno snocciolato i numeri della crisi. I lavoratori sono pronti a far sentire la loro voce, ma quello che serve, spiegano i sindacati, è un intervento concreto da parte delle istituzioni: da un lato per abbattere i costi di produzione, dall'altro per dare alla Saxa Gres tutte le autorizzazioni richieste anche per quel che riguarda le ceneri e il biodigestore.

I NUMERI

I sindacati hanno snocciolato le cifre. Vincenzo Farina, segretario aggiunto della Fictem Cgil ha evidenziato: «Siamo arrivati in questo stato di crisi perché questa è un' azienda energivora per cui ci sono forni da portare avanti, da accendere per poter produrre le piastrelle e i sanpietrini. Le bollette sono raddoppiate se non triplicate; aggiungiamo a questo che c'è una forte precarietà per i materiali in entrata a causa dei costi delle materie prime e del gasolio l'azienda sta avendo delle grosse problematiche su questo sito industriale. La società ha avuto rassicurazioni dai clienti a cui ha chiesto un aumento sul prodotto finale ma neanche questo è sufficiente a portare i bilanci quantomeno in parità. Noi come sindacati siamo impegnati a chiedere una proroga della cassa integrazione, la cui scadenza è prevista a maggio».

C'è poi un altro aspetto, oltre quello dei rincari: riguarda l'utilizzo delle ceneri Alessandro Piscitelli della Uiltec spiega: «Qui sono 4 anni che si sta chiedendo alla regione e ai ministeri competenti di dare l'autorizzazione all'utilizzo delle ceneri e alla realizzazione del biodigestore che aiutano per auto produrre l'energia necessaria. Il 6 aprile ci sarà la conferenza dei servizi con i comuni e noi andremo per far sentire la nostra voce».

Sul punto ha posto l'accento anche Antonella Valeriani della Cisl che ha spiegato: «Abbiamo un'azienda ferma non perché mancano commesse ma perché produrre costa troppo. La politica deve fare in fretta».

Preoccupazioni arrivano in serata anche il fronte Stellantis: «In aggiunta alla crisi già in corso per l'approvvigionamento dei semi conduttori, in queste settimane - dicono i sindacati - la drammatica situazione della guerra tra Russia e Ucraina, che vede quei territori come produttori leader di materia prima per la costruzione dei microchip, aggrava sempre di più qualsiasi tipo di programmazione produttiva». 

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