Omicidio Mollicone, l'ex comandante: «Tensioni in caserma quando ripresi a indagare. Volevano allontanarmi»

Omicidio Mollicone, l'ex comandante: «Tensioni in caserma quando ripresi a indagare. Volevano allontanarmi»
di Vincenzo Caramadre
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Sabato 2 Ottobre 2021, 08:06 - Ultimo aggiornamento: 16:27

Processo omicidio Mollicone, testimonianza fiume ieri del maresciallo Gaetano Evangelista, il sottufficiale subentrato nel 2004 a Franco Mottola e rimasto ad Arce fino al 2020. Dinanzi alla Corte d'Assise di Cassino, Evangelista, teste chiave per la Procura, ha ripercorso la genesi dell'indagine iniziata nel 2007 fino al processo a carico dell'ex maresciallo Mottola di suo figlio Marco e di sua moglie Annamaria, ma anche dell'ex luogotenente Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano.

«Il clima in caserma tra il 2004 e il 2007 era cordiale, collaborativo. Mai era stato affrontato il discorso dell'omicidio di Serena, ma improvvisamente tutto cambia con l'assoluzione di Carmine Belli. Nel 2007 improvvisamente l'appuntato Venticinque (militare in servizio ad Arce, ndr) mi spinge ad indagare sulla morte di Serena Mollicone. All'inizio ne fui stupito, informai i superiori e inizia un'attività informativa», ha spiegato Evangelista.

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Il maresciallo: «Marco Mottola era socialmente pericoloso»

Viene ricostruito, così, il contesto sociale in cui si muove Marco Mottola e la sua cerchia di amici. «Ascoltando persone - ha detto Evangelista - ma anche i carabinieri, giungo alla conclusione che Marco Mottola era socialmente pericoloso, faceva uso di droga anche con gli amici all'interno dell'alloggio della caserma. In particolare mi fu detto che la domenica, quando i genitori si recavano a Teano in visita ai parenti, si riuniva a casa con gli amici, nell'alloggio della caserma, dove consumavano droga. Marco con il suo atteggiamento aveva fatto perdere autorevolezza al padre, perché il maresciallo comandante di stazione deve essere da esempio».
In aula è stato ripercorso anche lo spaccio che c'era ad Arce con nove morti per overdose. «Mancavano i controlli e c'era sfiducia nei carabinieri», ha aggiunto il sottufficiale.

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La riapertura delle indagini dopo l'assoluzione di Belli

I primi accertamenti avviati dopo l'assoluzione di Belli si concludono con un'informativa depositata in Procura nel febbraio 2007. Ma poi l'indagine va avanti e ben presto si arriva alla porta rotta, nel frattempo i rapporti interni alla caserma si incrinano e Tuzi e Suprano querelano Evangelista per fatti interni alle caserma. L'Arma trasferisce Tuzi a Fontana Liri e Suprano a Strangolagalli. L'indagine su Evangelista viene archiviata. «Volevano allontanarmi da Arce, ero diventato pericoloso per loro», ha sostenuto Evangelista.

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La scoperta di una porta rotta poi misteriosamente scomparsa

Nel 2007, ad ottobre, viene depositata una nuova informativa, questa volta con un'ipotesi ben precisa: Serena era stata uccisa in Caserma. «Nel 2004 appena arrivato ad Arce assieme a Suprano, mi recai in visita nell'alloggio a trattativa privata che c'è nella caserma, notai la porta rotta, era quella del bagno intero alla camera da letto. Lo stesso Suprano mi disse che era stata rotta dal maresciallo Mottola nel corso di una discussione con il figlio Marco. Poi però, quando andai nel 2007 con l'avvio della indagini, insieme all'appuntato Venticinque e all'addetta alle pulizie, la porta non c'era. Era scomparsa».

La porta, diranno poi le indagini, verrà riconsegnata nel 2008 dal carabiniere Suprano, il quale abitava in caserma in un alloggio vicino a quello a trattativa privata. Ma per circoscrivere quanto sarebbe avvenuto la mattina del primo giugno 2001 e circoscrivere le presenze in caserma, Evangelista spulcia gli ordini di servizio perché stando alle indagini della Procura in caserma quella mattina c'erano Tuzi e Quatrale (trasferito poi a Cassino). Secondo Evangelista i due carabinieri, pur avendo scritto che erano di pattuglia esterna, si trovavano in caserma.

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Caserma e alloggi erano collegati

In aula è stato proiettato un video tridimensionale ed Evangelista ha spiegato le modalità d'ingresso, ma anche di uscita dai garage, dall'area militare. C'è un interfono interno, che metterebbe in comunicazione gli alloggi con il piantone, per cui chi entra in caserma, stando alla ricostruzione di Evangelista, deve passare necessariamente davanti al piantone. Ed è qui che entrano in gioco il ruolo decisivo del brigadiere Santino Tuzi, il quale nel 2008 dice al pm: «Serena è entrata in caserma. Tuzi - ha concluso Evangelista - era l'anello debole, quello che avevo ipotizzato nel 2007, nel 2008 Tuzi lo conferma. Ne ero certo, alle parole di Tuzi esultai».
Non è finita, il contro esame del maresciallo Evangelista ci sarà l'8 ottobre prossimo, quando saranno ascoltati anche altri due carabinieri.
 

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