Serena Mollicone, il telefonino riapparso dal nulla e il numero "666" per la falsa pista della setta satanica

La famiglia Mottola: da sinistra l'ex maresciallo dei carabinieri Franco, la moglie Anna Maria e il figlio Marco
di Vincenzo Caramadre
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Sabato 22 Maggio 2021, 10:28 - Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 11:07

La scomparsa, le prime ricerche e il drammatico ritrovamento del corpo: incappucciato e legato ad un albero. E poi i tanti misteri. Su tutti il ritrovamento del telefonino in camera da letto sei giorni dopo la perquisizione dei carabinieri. Il processo per l'omicidio di Serena Mollicone ieri è entrato subito nel vivo.

Il primo teste, della lista di 91 nomi, del pubblico ministero Siravo comparso dinanzi alla Corte d'assise è stato il luogotenente Gabriele Tersigni, ex comandante dei carabinieri di Fontana Liri. Fu il secondo carabiniere ad arrivare in località Fonte Cupa ad Anitrella, nel primo pomeriggio del 3 giugno 2001, dopo il ritrovamento del corpo di Serena.

«Fui chiamato della protezione civile, mi informarono del ritrovamento del corpo. Arrivai sul posto e ben nascosto tra i rovi c'era il corpo. La testa non era visibile perché coperta da una busta di plastica dell'Eurospin; c'erano rifiuti vari, si vedevano le scarpe, mentre diverse parti del corpo erano bloccate con il nastro adesivo e sopra c'era un fil di ferro a sua volta legato ad un arbusto».

Un racconto quello ascoltato ieri in aula su un maxi schermo, allestito nell'aula del Campus Universitario della Folcara che ospita la Corte d'Assise, mentre scorrevano le immagini del corpo. «Le mani - ha aggiunto Tersigni - erano legate dietro alla schiena e dal collo uscivano larve».

Poi ha circostanziato: «Ad un certo punto sul posto arrivano quattro persone: il maresciallo Mottola, il maresciallo Gaudio e il maresciallo Mangano. C'era anche un'altra persona, un uomo poi identificato in Antonio Fraioli, parente di Serena, il quale ci confermò che era lei».

Il pubblico ministero Siravo ha chiesto di riferire a Tersigni cosa fece Mottola alla vista del corpo. «Il maresciallo Mottola - ha aggiunto Tersigni - si avvicinò al corpo, con un dito toccò lo stinco del piede destro e disse è appena iniziato il rigor mortis».

In aula molta commozione soprattutto tra i parenti di Serena, tant'è che l'avvocato Dario De Santis, ha chiesto e ottenuto dalla Corte il divieto di divulgare le immagini.

Ma ieri in aula è stato affrontato anche uno dei tanti misteri che aleggia sul caso: il ritrovamento del telefonino di Serena all'interno della sua cameretta. A ripercorrere quelle ore vissute all'interno della casa di Serena è stato il maresciallo Francesco Gaudio, ex comandante del nucleo radiomobile di Pontecorvo.

«Il maresciallo Cimini - ha raccontato Gaudio - il 3 giugno 2001, mi disse di accompagnarlo a casa di Serena perché dovevamo verificare la presenza di una canottiera di colore celeste all'interno della sua cameretta. Arrivati nella stanza di Serena trovammo un grosso comodino con sei cassetti, guardai bene all'interno, ma non trovai quello che cercavamo: la canottiera».

Il maresciallo Gaudio ha anche chiarito: «Il telefono non l'ho visto, non c'era. Posso aggiungere che quando poi il telefonino è stato ritrovato (il 9 giugno casualmente da papà Guglielmo, ndr) assieme al maresciallo Cimini redigemmo un'annotazione di servizio nella quale specificammo di non averlo trovato il 3 giugno».

Dopo il ritrovamento del telefonino, Guglielmo, nel giorno dei funerali di Serena, vene portato in caserma da Mottola. Resta, per ora, il mistero. Chi ha messo quel telefonino in camera di Serena? Sul telefono venne trovato anche un numero, 666, riferito a un nome: "Diavolo". Secondo  gli investigatori il numero è stato inserito dalle stessa mani che lo avevano fatto riapparire dal nulla il cellulare e sarebbe stato un maldestro tentativo di avvalorare la pista delle sette sataniche di cui qualche giorno prima il criminologo Francesco Bruno aveva parlato nella trasmissione "Porta a Porta".

E anche di questo si parlerà nella prossima udienza fissata per il 28 maggio. Verrà a errà affrontato il ritrovamento in un cassetto della camera da letto di Serena di un piccolo quantitativo di hashish. 

E ieri intanto per la prima volta la famiglia Mottola è comparsa in aula:  l'ex maresciallo Franco Mottola, suo figlio Marco e sua moglie Anna Maria. «Siamo innocenti, siamo qui per dimostrarlo» si è limitato a dire Franco Mottola. 

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