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Frosinone, Infarto: usata nuova tecnica per la prima volta in Italia

L ospedale Spaziani di Frosinone
di Giovanni Del Giaccio
3 Minuti di Lettura
Sabato 2 Luglio 2022, 09:37 - Ultimo aggiornamento: 13:24

Si chiama Picso ed è l'acronimo di Pressured-controlled intermittent coronary sinus occlusion. Tradotto: contropulsazione a pressione controllata intermittente del seno coronarico. Un nuovo sistema, usato per la prima volta in Italia, all'ospedale Spaziani di Frosinone. Per rendere ancora più chiaro cosa è successo presso l'unità operativa di cardiologia interventistica si tratta di una tecnica che consente di ridurre il danno al muscolo cardiaco colpito dall'infarto. Se per salvare la vita è sufficiente quello che già oggi si fa quotidianamente, cioè la riapertura dell'arteria ostruita con il posizionamento di uno stent, questo consente di preservare il muscolo ed evitare problemi in futuro.
L'intervento è stato eseguito su un paziente quarantenne di Cervaro nei giorni scorsi e ad effettuarlo è stato Maurizio Menichelli, dirigente della cardiologia interventistica, insieme alla sua équipe medico-infermieristica. L'uomo è giunto in gravi condizioni all'ospedale ed è stato immediatamente sottoposto all'intervento chirurgico per la riapertura dell'arteria. Una volta garantita la presenza del flusso sanguigno, il paziente è stato sottoposto ad impianto di Picso.
«Paradossalmente - spiega il professore - la riapertura dell'arteria può creare un danno infiammatorio e tossico ai piccoli vasi rimasti chiusi a causa dell'infarto, soprattutto se non si è intervenuti nell'immediatezza. Questa tecnica consente, accedendo dalla vena femorale, di arrivare al cuore destro dove si trova il seno coronarico che è il collettore venoso e di ridurre l'area dell'infarto del 7%, il che significa diminuire il danno del 10%, evitando ricadute e mortalità».
Si può utilizzare su ciascun infarto?
«No, solo laddove si è atteso troppo e il muscolo rischia di essere particolarmente danneggiato».
Come funziona?
«Si tratta di un palloncino che si posiziona nella parte venosa della circolazione coronarica. Questo device, collegato ad una console di controllo, si gonfia e si sgonfia ad intermittenza in modo sincronizzato con l'attività cardiaca del paziente, permettendo di riaprire anche i vasi che costituiscono il microcircolo, durante il gonfiaggio, e di drenare il sangue dal muscolo cardiaco con un effetto di aspirazione durante lo sgonfiaggio. Un meccanismo che permette di ottimizzare la distribuzione del sangue nell'albero coronarico e favorisce la detossificazione del miocardio drenando il sangue in modo più vigoroso». Questo consente di evitare le cicatrici, chiamiamole così, che l'infarto lascia sull'organo colpito.
L'intervento sul primo paziente è stato possibile dopo giorni di simulazione meccanica ed elettronica e il nuovo strumento non arriva a caso a Frosinone. «Questa tecnica è applicata a Oxford, dove ci sono già numerosi studi - aggiunge Menichelli - e chi deve divulgarla in altri Paesi si basa sul background dei riceventi, sulle attività svolte, le pubblicazioni scientifiche, i rapporti creati negli anni». Ecco perché allo Spaziani si è scritta una pagina importante della cardiologia interventistica. Il paziente, che è rimasto sveglio durante l'intervento, è stato dimesso nei giorni scorsi in perfetta forma. 
 

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