Frosinone: no a nuovi impianti rifiuti nella Valle del Sacco, Pompeo scrive a Zingaretti

Venerdì 8 Maggio 2020 di Pierfederico Pernarella
Nicola Zingaretti e Antonio Pompeo

Si allarga il fronte degli amministratori che chiedono alla Regione Lazio l’applicazione della legge numero 13 del 2019 per limitare l’insediamento di nuovi impianti ad alto impatto ambientale. Il dibattito si è riacceso dopo l’uscita del sindaco di Patrica, Lucio Fiordalisio, in merito al progetto della “Italservizi 2000 srl”, una società di Terni, per la realizzazione di un impianto, in via delle Cese, per il trattamento di 350mila tonnellate all’anno di rifiuti liquidi (fanghi e acque reflue).

All’allarme di Fiordalisio si è associato il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani. Ora sulla stessa linea il presidente della Provincia e sindaco di Ferentino, Antonio Pompeo.

Pompeo ha scritto a Zingaretti per sollecitare l’attuazione di quanto previsto nella Legge regionale 13 del 2019 che, tra le altre cose, prevede il divieto nelle aree dichiarate ad alto rischio ambientale (e l’area del Sin Valle del Sacco rientra ovviamente tra queste) di «qualsiasi attività possa contribuire ad aggravare» equilibri ecologici già compromessi.

La lettera - Questa legge, sottolinea Pompeo, «ha fatto della Regione Lazio un esempio e un modello in tema di tutela del territorio e della salute dei cittadini». Quindi, prosegue il presidente della Provincia, «è quanto mai opportuno evitare un’ulteriore problematica di natura ambientale, e dunque sanitaria, in un momento già di grande difficoltà legato al Covid-19 e su un territorio già pesantemente compromesso. Insieme ai colleghi sindaci, a partire dal primo cittadino di Patrica, Lucio Fiordalisio, che hanno sottolineato preoccupazione per un eventuale insediamento, la richiesta è unicamente quella di proteggere la salute umana e l’ambiente circostante».

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I dati su impianti  e progetti - Ma quali sono i dati sulla presenza degli impianti ad alto impatto ambientale? In provincia di Frosinone, stando all’inventario di Arpa Lazio, sono più di una quarantina (è il numero più alto dopo quello di Roma dove sono una cinquantina) gli impianti soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), di cui 19 a rischio d’incidente rilevante.

Tra gli impianti con AIA sono dieci quelli che trattano rifiuti: due a Patrica, uno a Ferentino, due a Ceccano, uno a Frosinone, uno ad Anagni, un altro a Morolo. Ve ne sono altri (poco meno di una decina) che dovrebbero avere l’AIA ma ne sono sprovvisti.

Poi, per arrivare alla questione al centro del dibattito di questi giorni, la stessa area, quella compresa tra il frusinate e Anagni, è interessata da un’altra decina di progetti per la costruzione di impianti per il trattamento di tipologie diverse di rifiuti (frazione organica, rifiuti liquidi, inerti, imballaggi): quattro a Patrica, tre a d Anagni, due a Frosinone, uno ad Alatri.

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Le inchieste giudiziarie - Va ricordato che il territorio di Patrica è stato interessato anche da inchieste giudiziarie sul fronte ambientale dal parte del nucleo investigativo della Forestale (Nipaf), in collaborazione con Arpa e Polizia provinciale. La prima è quella che l’anno scorso ha portato al sequestro della Gabriele Group, anche questa specializzata nel trattamento dei rifiuti liquidi: secondo le accuse sarebbero partiti da qui gli scarichi che, nell’autunno del 2018, hanno provocato l’invasione del fiume Sacco di un’enorme quantità di schiuma.

Nei giorni scorsi invece sono stati apposti i sigilli allo stabilimento IPL, che produce farine e cibo per animali: l’azienda è stata, che secondo le accuse dovrebbe essere sottoposta ad AIA (autorizzazione integrata ambientale) di cui è ad oggi sprovvista, è anche accusata di non aver fatto quello che si doveva per la fuoriuscita degli odori nauseabondi.

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