Frosinone, anno d'oro per gli orsi marsicani: record di nascite, la specie ripopola i monti

Mercoledì 22 Luglio 2020 di Stefano De Angelis


L’orso bruno marsicano, simbolo del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, si riappropria di spazi e territori. Non solo: si riproduce, lancia messaggi di vitalità e allarga il suo raggio di azione, oltre i confini dell’area protetta, esponendosi, però, anche a rischi.

IL RAPPORTO
È quanto emerge dall’ultimo rapporto incentrato sul mammifero che popola anche i monti laziali della Val di Comino, una vasta porzione di boschi e distese che fanno del paesaggio una meraviglia. Eppure, fino ad alcuni anni fa i grandi animali dal pelo scuro, abili arrampicatori e amanti dei frutti, erano dati da più parti a rischio estinzione. A inizio 2017, infatti, si contavano in tutto una sessantina di esemplari. Ora, però, il plantigrado ha dato di nuovo segnali positivi, un andamento in crescita salutato con soddisfazione dall’ente naturalistico, da molto tempo impegnato in un’azione di salvaguardia e tutela della specie. E il Parco non ha esitato a mettere in evidenza il risultato, assegnando al 2019 il bollino di «anno record delle nascite. Ben 16 nel solo territorio di competenza del Pnalm, cui vanno aggiunti altri quattro cuccioli individuati in territori molto lontani della core area», cioè dalla zona interna. Un dato significativo, dal momento che conferma i numeri registrati nei tre anni precedenti, con i piccoli di orso sempre a doppia cifra. «È la dimostrazione evidente - spiegano dal Parco - che, fra i tanti, il cibo non è un problema».

I GIGANTI
I plantigradi sono giganti dei boschi che hanno anche un’altra caratteristica: possono percorrere tra i venti e i trenta chilometri al giorno e questo li induce a esplorare terre vicine, a spingersi anche oltre il cuore della riserva in zone raggiungibili. È in questo contesto che il Parco, in relazione alla loro necessità di colonizzare nuove aree, evidenziando quanto sia importante la rete di aree protette sul territorio, richiama l’attenzione su una questione: la «criticità legata, ora come negli anni ’70, al frazionamento dell’habitat e all’esigenza di assicurare continuità tra i tanti territori con grande idoneità per la vita dell’orso». E l’ente, restando sul punto, sottolinea gli incidenti stradali e la morte di due femmine in età riproduttiva, «fatto questo che certamente peserà nei prossimi anni» è stato spiegato. Dallo studio, inoltre, spicca un altro elemento d’interesse acquisito dal monitoraggio su larga scala: attraverso la verifica delle segnalazioni e le analisi genetiche, è stata documentata la presenza di orsi anche fuori dal Parco e dalla zona di protezione esterna. Non solo: nella popolazione di plantigradi sono stati individuati nuovi genotipi.

Il quinto rapporto pubblicato dal Parco nazionale è stato realizzato con il contributo delle Regioni che ricadono nell’area verde, dell’Arma dei carabinieri, di altri parchi nazionali, regionali e riserve naturali d’Abruzzo, di Ispra, delle università di Roma La Sapienza e di Ferrara nonché di associazioni di protezione ambientale come Wwf, Legambiente, Salviamo l’Orso, Orso and Friends e Montagna Grande. È il risultato di varie attività condotte nello scorso anno: dal monitoraggio alla ricerca, dalle misure di prevenzione alle ispezioni del nucleo cinofilo antiveleno fino ai progetti di conservazione della specie. «Il 2019 - dichiara il direttore del Parco, Luciano Sammarone - è stato sicuramente l’anno delle conferme, sia positive, con i tanti cuccioli nati, sia per le criticità, legate alle cause di morte. Ma è stato anche l’anno in cui lo sforzo di enti e associazioni coinvolti nella tutela della specie ha dato un segnale univoco in termini di raccordo e coordinamento».

Ultimo aggiornamento: 17:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA