Trisulti, il monastero occupato senza titolo. I sovranisti non mollano: «Per ora restiamo qui»

Trisulti, il monastero occupato senza titolo. I sovranisti non mollano: «Per ora restiamo qui»
di Pierfederico Pernarella
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Domenica 27 Giugno 2021, 11:18 - Ultimo aggiornamento: 15:58

Una storia tormentata e piena di colpi di scena quella della Certosa di Trisulti  ma, chissà, il meglio deve ancora arrivare. Cosa intende fare ora l'associazione Dignitatis Humanae Institute (DHI). Il Consiglio di Stato, con la pronuncia di venerdì scorso, ha respinto l'istanza per la sospensione dell'efficacia della sentenza del marzo scorso (dello stesso Consiglio di stato) che aveva sancito la legittimità dell'annullamento della concessione del monastero di Collepardo da parte del Ministero dei beni culturali.

La DHI ha presentato un ricorso in Cassazione, ma come ribadito dai giudici del Consiglio di Stato non sussistono i motivi gravi e urgenti legati alla manutenzione della Certosa, come prospettato dai ricorrenti (ma senza riscontri documentali), che possano autorizzare la DHI a restare nel monastero.

I giudici non hanno dato un termine perentorio per lasciare il monastero, ma nei fatti ora c'è un'occupazione senza titolo, abusiva, di un bene pubblico. Situazione aggravata anche dal fatto che gli ormai ex concessionari non sarebbero nemmeno in regola con il pagamento dei canoni e dei tributi locali.

L'associazione, vicina all'ideologo dell'ultradestra americana Steve Bannon, ne prenderà atto in tempi brevi? Il presidente dell'associazione, Benjamin Harnwell, non ha per ora voluto commentare l'ultima decisione del Consiglio di Stato e ha preannunciato l'invio di una nota nelle prossime ore in cui spiegherà le proprie ragioni. Chiarendo, forse, anche le intenzioni sui tempi in cui l'associazione intende lasciare il monastero.


Al Messaggero, che gli ha chiesto se intende rimanere nel monastero, però Harnwell ha risposto: «Per adesso penso di sì». Una frase sibillina, perché non è chiaro quanto possa durare adesso. Giorni? E se fossero invece settimane? Dettaglio che cambierebbe, e non poco, la situazione. Perché, dopo il lungo contenzioso che ha dato ampia possibilità alla DHI di far valere le proprie ragioni sia pure alla fine senza successo, si prefigurerebbe un altro braccio di ferro per vedere rispettato ciò che è stato sancito da un tribunale, dalla legge: la restituzione allo Stato di un bene, non un qualsiasi ma un monastero benedettino con 800 anni di vita, occupato senza titolo.

Il pallino, anzi il pasticcio torna nelle mani di chi lo ha generato: il Ministero dei beni culturali che cinque anni fa ha assegnato la Certosa di Trisulti ad un'associazione, salvo poi scoprire, dopo la mobilitazione della società civile e le inchieste giornalistiche, che la procedura non era stata regolare.

Con tutta probabilità il Mibac, sulla scorta dell'ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato e al temporeggiamento dell'associazione, potrebbe vedersi costretto ad intimare di nuovo alla DHI di fare le valigie e abbandonare il monastero entro un termine prestabilito.

Se anche quest'ultimo invito bonario dovesse essere disatteso dalla DHI, allora non sarà più una questione di carte bollate, ma di ordine pubblico. Nel senso che il Ministero potrebbe vedersi costretto a chiedere un sgombero coatto con l'intervento della forza pubblica.
 

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