Dedizione e terapie all'avanguardia tra le note di Azzurro: «Così ci prendiamo cura dei malati di Alzheimer»

Dedizione e terapie all'avanguardia tra le note di Azzurro: «Così ci prendiamo cura dei malati di Alzheimer»
di Pierfederico Pernarella
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Martedì 19 Aprile 2022, 15:34 - Ultimo aggiornamento: 16:06

Mentre in testa risuonano ancora le note di Azzurro pensi che i posti più dolci del mondo siano quelli in cui si prende cura degli altri. Non hai più dubbi dopo essere stato qui. Siamo ad Atina (Frosinone), nel centro diurno per malati di Alzheimer che si trova nella Casa della Salute. Si chiama Non più soli. Un nome che dice tutto. In un paziente di Alzheimer e i loro familiari è la solitudine la vera montagna da scalare. Alta come quelle della Valcomino che svettano intorno alla Casa della Salute. Sembrano minacciose, ma dipende dai punti di vista. Dalle stanze del centro non potrebbe esserci sfondo più rassicurante.

La prima stanza in cui entriamo è quella del disegno. Pennarelli sui tavoli, disegni alle pareti. Sembra un'aula di scuola elementare. Come quelle in cui insegnava Elda, 92 anni. Sta unendo i puntini di alcune figure geometriche: «Ero una maestra», dice. Parlantina e occhi vispi. Maria, che le sta di fronte, è più taciturna, sguardo meno presente, ma ascolta e dice: «Io invece strappavo l'erba con le mani». L'assistente capisce al volo e ride: «Giusto, c'è bisogno di maestre e di chi strappa l'erba».

AMORE E COMPETENZA

Le operatrici sociosanitarie del centro non mollano di un millimetro i pazienti. Sono la loro ombra. Li sorreggono quando camminano, ascoltano quello che hanno da dire, non gli fanno mai mancare una carezza, una parola dolce, una battuta di spirito. Dietro ogni loro gesto ci sono amore e competenza. Ad un altro tavolo, un anziano gioca con delle figure su un tablet, da cui arriva anche la voce di Celentano: "Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro, e lungo per me, mi accorgo di non avere più risorse senza di te". Chissà cosa gli ricorda la canzone. Forse l'ascolta all'infinito. Ma non ce ne sarebbe bisogno.

I colori, come il giallo pastello delle pareti, e la musica sono il sottofondo del centro. La musica in particolare è un toccasana. Stimola ricordi, buon umore e movimento fisico. C'è una stanza per ascoltarla. Da lì ora arriva la voce di Lucio Battisti. Nel centro ci sono spazi per fare ogni cosa. Per disegnare, colorare, fare ginnastica, cantare, tagliarsi i capelli e colorarsi le unghie, cucinare, mangiare. Sul balcone c'è un piccolo giardino. Innaffiare le piante, una spruzzata di profumo, lo smalto, gli ingredienti del ciambellone.

I gesti quotidiani sono l'unico modo per restare aggrappati alla vita e illuminare il buio della malattia. Gli esiti possono essere miracolosi, ma anche divertenti. Periodicamente vengono svolte giornate a tema attraverso la stimolazione per immagini. Una è stata dedicata ai mezzi di trasporto: l'aereo, il treno, il bus, l'auto. Una paziente ad un certo punto disse: «Ma non c'è la carriola, con questa mi portava mio marito». Il buon umore qui è aria.

LA STANZA RELAX

A guidarci alla scoperta degli spazi e delle attività è la dottoressa Angela Abbatecola, responsabile sanitaria del centro. Ora ci troviamo nella stanza multisensoriale. Con le luci soffuse, il pavimento diventa una prato d'erba. Ci sono un cuscinone, grande come un materasso, e una poltrona a forma di pianoforte. Al loro interno microsfere si muovono in base al ritmo rilassante della musica. Su un divano ci sono anche alcune bambole che possono diventare i bambini da accudire evocando la paternità e la maternità. Per il rilassamento sensoriale spesso viene usato anche un gattone da accarezzare. «Si tratta di attività importanti. Con la demenza senile, almeno nel sue forme più acute, spesso bisogna tenere a bada ansia, aggressività e depressione», spiega la dottoressa Abbattecola.

VICINI AI PARENTI

Nel centro gli anziani arrivano di primo mattino e vanno via dopo pranzo. Al loro trasporto pensa un pulmino attrezzato. La presenza della Casa della Salute assicura un'assistenza sanitaria costante. Le famiglie possono stare tranquille. Sono anche loro gli assistiti del centro. L'Alzheimer è la malattia delle famiglie. «Lo sconforto, il senso di inadeguatezza e la solitudine, di fronte al progredire della demenza - spiega la dottoressa Abbattecola - possono prendere il sopravvento e pregiudicare il compito assistenziale delle famiglie. Il centro serve anche a fornire un'assistenza continua alle famiglie, ad istruirle nel risolvere i problemi che si presentano».

LA VETERANA

Al resto pensano i risultati delle attività del centro. Un giorno alla dottoressa Abbatecola è arrivato il messaggio del figlio di una paziente: Grazie per la serenità che avete dato a mia madre. Parole che valgono tutto. Prima di lasciare il centro non potevamo non incontrare Olga, 92 anni, la veterana del gruppo. Ha il vestito buono, una foulard bianco a pois neri, una spilla sulla giacca e una collana di perle. Faceva l'infermiera, la ferrista. «Ho salvato tre donne» ci dice. La vita torna così, a frammenti. Cocci di un vaso in frantumi che nel centro di Atina non possono rimettere insieme, ma cercano di raccogliere pazientemente. E conservare. «Stanno innaffiando le tue rose, non c'è il leone, chissà dov'è...», come si canta in Azzurro.
 

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