Meloni, chi l'ha votata? Donne, giovani e operai: i voti trasversali di Giorgia. Nelle fabbriche doppia il consenso Pd

L’analisi dei flussi: FdI partito nazionale. La scalata nel Nord-Est: la Lega superata tra i lavoratori autonomi. Infranti tutti i tabù

Meloni, chi l'ha votata? Donne, giovani e operai: i voti trasversali di Giorgia. Nelle fabbriche doppia il consenso Pd
di Francesco Bechis
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Mercoledì 28 Settembre 2022, 00:20 - Ultimo aggiornamento: 06:23

Giovani e pensionati, donne e operai. Giorgia Meloni non ne ha mai fatto un mistero: FdI doveva diventare un vero partito nazionale. L’obiettivo, a leggere i flussi elettorali all’indomani del voto, è stato raggiunto. Quel 26% che domenica notte ha fatto sobbalzare i conservatori riuniti all’Hotel Parco dei Principi a Roma non dà il giusto polso dell’ondata meloniana nello Stivale. Trasversale, come non se ne vedevano da tempo, riconosce il sondaggista Antonio Noto. «È un partito votato da operai e imprenditori, non targettizzato, è riuscito ad aggregare consenso in tutte le categorie». 

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LE INDICAZIONI
E i numeri parlano da soli. Uno su tutti? Il consenso del popolo operaio, che incorona Giorgia al primo posto con il 30%, ben al di sopra della media nazionale. E della compagine del Pd, che nelle fabbriche ottiene solo il 13,4, terza dietro al Movimento 5 Stelle al 18,8. L’Italia s’è destra anche nelle ex enclavi rosse. Che rosse, spiega in realtà Noto, non sono da un pezzo. 


«È un pubblico che ha abbandonato da almeno un decennio la sinistra. Negli anni scorsi ha guardato a Lega e M5S, oggi si è rivolto in massa a FdI». Occhio però, «è un consenso volatile, poco ideologico», avvisa. E dunque «disposto a cambiare appartenenza, se non c’è un ritorno che migliori la loro condizione». Fatto sta che - questo il responso dei dati - il voto di domenica infrange un tabù dopo l’altro. La scalata di FdI nel Nord-Est che tanto impensierisce i leghisti, ad esempio, è ben fotografata nel boom che il partito ha ottenuto fra i lavoratori autonomi, un tempo appannaggio del Carroccio. Anche qui sopra il dato medio, con un 28,8 contro il 12,2 leghista e il 16 del Pd. Dice Noto: «Erano un patrimonio di Salvini, ora si sono spostati verso Meloni». Una fascinazione che varia a seconda della fascia sociale.

 

Tra i disoccupati - non è una sorpresa - il primo posto sul podio è di Conte e del M5S al 28,8, forti di una campagna per gran parte imperniata sul Reddito di cittadinanza. «Mentre Meloni sulla misura bandiera dei Cinque Stelle è sempre stata netta fin dall’inizio, salvo una parziale apertura in dirittura d’arrivo», riprende l’esperto. Sul fronte opposto, e non sorprende, c’è il Terzopolo di Carlo Calenda e Matteo Renzi, i più inflessibili sul Reddito, fermi al 3,7 fra chi non lavora. Ma la lista dei cliché finiti in frantumi dopo il 25 è lunga. Tra questi, una destra che spopola tra chi ha un basso livello di istruzione e una gauche che primeggia tra laureati. Se così era, così non è più. FdI è primo tra chi ha già indossato la corona d’alloro, al 25,1, seguito dal Pd al 19,7% e dai pentastellati al 15,4%. Secondo invece tra i giovani - nella fascia 18-34 anni - dietro di due decimi al Movimento Cinque Stelle. E che dire delle donne, protagoniste - spesso loro malgrado, fra le polemiche - di questa campagna elettorale? Anche qui, Meloni mantiene il primo posto, votata dal 24,8% delle donne italiane. Un responso non scontato per una forza politica dichiaratamente allergica alle «quote rosa» e al femminismo bon ton. «La prima candidatura di una donna alla premiership del Paese può avere influito», aggiunge Noto. 


LA MAPPA
Poi c’è la geografia. E a scorrere la mappa i flussi di voto confermano un’estensione a macchia d’olio da Nord a Sud della corazzata meloniana. «Non succedeva da tempo che un partito ottenesse una crescita così consistente e così omogenea in Italia», osserva Livio Gigliuto, vicepresidente dell’Istituto Piepoli. «FdI è il primo partito in tutte le aree geografiche, tranne una, le isole», spiega. Qui, in Sardegna e Sicilia, è in testa Conte ma di una spanna, 0,1% secondo le cifre del sondaggista. «Con Renzi e Salvini alle Europee del 2014 e del 2019 abbiamo assistito a un consenso esplosivo che però si è sgonfiato presto», dice Gigliuti. Memo per la premier-in-pectore del centrodestra. Che però può contare su un dato rassicurante (un po’ meno per gli alleati). «Ci risulta che gran parte dei voti siano andati a FdI da elettori di centrodestra. Salvini tre anni fa ha strappato consensi anche a roccaforti della sinistra al Nord - nota l’analista - in questo caso, provenendo dalla stessa area, potrebbe dimostrarsi un voto meno volatile».

 

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