Renzi punta a FI: «Noi faremo di meglio. Ma niente fiducia al centrodestra»

Il Terzo polo spinge sull'acceleratore: "Possiamo arrivare al 12%"

Renzi punta a FI: «Noi faremo di meglio. Ma niente fiducia al centrodestra»
di Andrea Bulleri
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Sabato 10 Settembre 2022, 08:07 - Ultimo aggiornamento: 08:08

Indisponibili a fare da stampella a un eventuale governo Meloni. Ma decisi a risucchiare consensi da Forza Italia. Specialmente al Sud. Per diventare l'ago della bilancia del prossimo Parlamento. Spinge sull'acceleratore, il Terzo polo di Renzi e Calenda. Consapevoli che «in questi quindici giorni possiamo fare la differenza», dice l'ex premier da Napoli, dove è ospite dell'unione degli industriali. «I sondaggi ci danno tra il 7 e l'8 per cento. Ma possiamo arrivare al 12», assicura Matteo Renzi. Carlo Calenda si spinge oltre: «Si può fare anche meglio, i dati ci mostrano che c'è un'ampia platea di riformisti che non si identificano nei due bipopulismi di Enrico Letta e Giorgia Meloni», ripete ai suoi il front-runner di Azione, impegnato tra ieri e oggi in un tour elettorale del Veneto.

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Renzi punta a Forza Italia: la strategia

L'obiettivo, per Calenda, è a portata di mano: la parola d'ordine è «fare come a Roma», dove l'ex ministro dello Sviluppo si era aggiudicato il 19% pescando dai delusi di destra e di sinistra, e «riportare Draghi a palazzo Chigi».
Ma a prescindere dal risultato, precisano i due leader, «mai voteremo la fiducia a un governo Meloni». Una risposta indiretta al Pd, che da giorni accusa il tandem Azione-Italia viva di «guardare a destra». Se non subito, almeno in un secondo momento. Quando, scommettono dal Nazareno, il Terzo polo potrebbe essere pronto a raccogliere i cocci di un'eventuale implosione della (possibile) maggioranza meloniana. «È la menzogna della disperazione», taglia corto Calenda coi suoi: «Letta sa dire di me soltanto che sono di destra, ma quando gli servivano i miei voti allora ero di sinistra...». Ma «un governo politico con questa destra, con FdI, Lega o FI, noi non lo faremo mai».

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Lo scenario politico del Terzo polo


Scenario diverso, invece, sarebbe quello di un nuovo esecutivo di unità nazionale. È l'orizzonte a cui il Terzo polo guarda con più favore. Ma anche in questo caso, assicura Calenda, «difficilmente la Meloni potrebbe starci dentro: l'ha già detto e ripetuto». Dunque, quello spettro sventolato dal Pd semplicemente «non esiste».
Ma si guarda anche al giorno dopo il voto, nel Terzo polo. Con una prospettiva chiara in mente: quella di un grande fronte repubblicano tutto da costruire. A cominciare dai gruppi parlamentari, che saranno unici per Azione e Italia Viva sia alla Camera che al Senato. Con l'obiettivo di «non fermarsi qui», ma di attrarre ancora. Partendo proprio da Forza Italia. Perché la creatura di Silvio Berlusconi, Calenda ne è convinto, «si sta prosciugando». E il piano prevede di sottrarre agli azzurri quanta più linfa vitale possibile. A cominciare dalle aree dove i forzisti mietono più consensi. Come la Campania.
È da qui, da Napoli, che Renzi lancia la sfida: «Nei prossimi mesi FI fatalmente verrà meno» pronostica l'ex premier, convinto che «noi faremo meglio». Il partito di Berlusconi, dice Renzi, «è in una fase di implosione», e «credo che pezzi di FI già se ne già se ne stiano andando, in Campania, e adesso guardano al Terzo polo con grande attenzione».
Una strategia di cui è protagonista una delle front-woman del polo moderato, Mara Carfagna. Che ieri, guarda caso, si trovava a Salerno per l'inaugurazione di un comitato elettorale, proprio mentre il coordinamento forzista cittadino lanciava la sua campagna elettorale dal Polo nautico. Il guanto di sfida, insomma, è lanciato.

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Riappacificazione


Sud, certo, ma anche Nord. A partire dal Veneto, dove «Salvini non lo vogliono più vedere», sono convinti nello staff di Azione. È da qui, mentre prova a far incetta di voti dei delusi del Carroccio, che Calenda torna a incalzare il governo sull'energia. E batte ancora sul tasto dell'extradeficit, che per il Terzo polo non è un tabù. «Vanno abbassate le bollette da qui a fine ottobre: servono tra 15 e 20 miliardi. Draghi spiega Calenda ne ha 13, l'intervento si può fare con un piccolo scostamento». Ma per arrivarci c'è bisogno di «un grande patto di riappacificazione» tra le forze politiche: «Andiamo da Draghi e chiediamogli di rimanere. Altrimenti è la previsione sarà la tempesta perfetta».

 

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