Giorgia Meloni e il caro bollette: «Norma per sganciare il prezzo di energia e gas»

"Senza un tetto, scostamento inutile. Via il Pos e nessun limite al contante". Va dritta al nodo "caro bollette" la leader di FdI dal palco della Confcommercio

Giorgia Meloni e il caro bollette: «Norma per sganciare il prezzo di energia e gas»
di Alberto Gentili
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Sabato 10 Settembre 2022, 07:47

«Leggevo oggi che un italiano su tre non può pagare le bollette. E che facciamo: stacchiamo la luce a un italiano su tre?». Giorgia Meloni parte dall'emergenza energetica dal palco della Confcommercio. E incassa applausi al pari di Matteo Salvini, altrettanto attento ad accogliere e rilanciare l'allarme delle imprese strozzate dall'impennata delle bollette di gas e luce.
La leader di Fratelli d'Italia come prima misura, se il voto del 25 settembre la porterà a palazzo Chigi, promette (come del resto tenta di fare da tempo Mario Draghi in sede europea) di «scollegare immediatamente il prezzo del gas e dell'elettricità con una norma nazionale, per abbattere subito le bollette» della luce. E «le risorse ci sono, si parla di 3 miliardi da qui a marzo che si possono prendere dall'extra gettito dello Stato ricavato dall'aumento dell'entrate Iva e dagli extra profitti delle compagnie energetiche». E dice sì, Meloni, anche al tetto al prezzo del gas che in Europa è andato a sbattere contro il no di Germania, Olanda e dei Paesi frugali: «È la soluzione migliore. Ma il tetto non si riesce ad averlo perché la famosa Europa che ci è stata raccontata come il luogo della solidarietà, di fronte ai problemi veri è invece un luogo in cui ognuno difende il suo interesse nazionale».

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Meloni e il caro bollette: la strategia


Ebbene senza price cap, secondo Meloni, ha poco senso parlare di scostamento di bilancio come fa Salvini: «Se ci sono altre strade, visto che si farebbe altro debito e ne abbiamo già tanto, è sempre meglio evitarlo. Ho sentito qualche collega dire che se servono 30 miliardi, ma se non mettiamo un tetto al prezzo del gas hai voglia a mettere 30 miliardi, te ne servono 200-300. Quello che serve fare va fatto cercando, se possibile, soluzioni migliori rispetto allo scostamento» che, senza price cap, vorrebbe dire «regalare soldi alla speculazione».

Meloni promette poi un passo indietro dello Stato rispetto al mondo delle imprese: «Ora lo Stato fa di tutto per metterti i bastoni tra le ruote, ti tratta come suddito e per chi fa impresa in Italia è, come nei videogiochi, il primo mostro che incontri». E qui, la promessa premier, scandisce parole gradite alla platea: «Bisogna eliminare l'obbligo del Pos per professionisti e piccoli commercianti. Come va eliminato il tetto all'uso del contante: due misure inutili nella lotta all'evasione fiscale. Insomma, tafazzismo puro». Segue professione di fede liberista: «Lo Stato non deve rompere le scatole a chi vuole lavorare e fare impresa. Ci vogliono poche regole e libertà di produrre e lavorare».

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Il portale amazzone


Poi, dopo aver rilanciato la flat tax del 15% sui redditi incrementali, il taglio del cuneo fiscale del 5%, e un portale per e-commerce («chiamiamolo Amazzone») per i prodotti del made in Italy, Meloni promette «subito» una «super deduzione del 120% del costo del lavoro per chi assume e del 150% per chi dà lavoro ai fragili: donne, over 55, disabili». La conclusione è dedicata alla riforma presidenzialista: «Serve stabilità. Se noi non riusciamo a tenere in sella un governo per cinque anni, signori, questa Nazione non ne uscirà mai». Applausi e saluti.
Anche Salvini, con i sondaggi che vedono la Lega in picchiata superati dai 5Stelle, parte dalla crisi energetica: «Non mi preoccupano i sondaggi, mi preoccupano le bollette». E dice che bisogna fare in fretta, visto che «ci vorranno 50 giorni prima di avere il nuovo governo: rischiano di chiudere 200mila negozi». Dunque «serve lo scostamento di bilancio di almeno 30 miliardi e già oggi si potrebbe approvare. Voglio fare debito? Sì, voglio un Paese vivo». E qui scatta il sospetto: «Chiedo a Letta perché non approvare oggi questo decreto. Cosa glielo impedisce? Chi ce lo vieta? Non vorrei che, chi perde le elezioni, non voglia fare niente per un mese e punti al caos e giocare con i posti di lavoro. Sarebbe da irresponsabili».

 

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