Angelo De Mattia
Angelo De Mattia

Imprese allo stremo/Le emergenze da risolvere al più presto

di Angelo De Mattia
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Lunedì 26 Settembre 2022, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 22:46

Un osservatore, prima del voto di ieri, avrebbe elencato le decisioni da assumere da parte del nuovo governo quale che esso sarebbe stato. Oggi non potrebbe che confermare quegli impegni che sono oggettivi. 

Anzitutto vi è la legge di Bilancio da proporre, che di necessità dovrà contenere linee innovative in relazione all’intensificarsi della crisi e alla previsione di una crescita del Pil stimata per il prossimo anno del solo 0,7%, mentre alcuni ipotizzano l’incombenza di una recessione che si unirebbe al permanere di un’alta inflazione. 
Si riuscirà a varare la legge in tempi adeguati mettendo in conto le procedure per la formazione del nuovo esecutivo? È ovvio che andrà escluso ogni rischio di ricorso all’esercizio provvisorio del bilancio che, per l’immagine che si offrirebbe, sarebbe un evento catastrofico per l’Italia.


Pur in presenza di vincoli, la legge di Bilancio è il biglietto da visita del nuovo esecutivo; in sintesi, indica quale sarà la sua visione della politica economica e di finanza pubblica, quale la linea per il debito, se e quali conseguenze tragga dalla politica monetaria della Bce e dallo scenario internazionale in materia di tassi di interesse, quali le misure ritenga, pur nei limiti nazionali, di adottare per contrastare l’inflazione e come si raccordi con l’Unione. 
È un compito, questo, che potrebbe iniziare ad assolvere il governo in uscita, come qualcuno sostiene o addirittura portarlo a termine? Non sembra proprio, per mille ragioni: istituzionali, politiche, sociali e riguardanti la stessa inesistente disponibilità del governo dimissionario che si accinge, questo sì, a presentare la Nadef, la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, ma a legislazione vigente. 

Altra cosa sono le misure di carattere urgente e improrogabile che si dovrebbero adottare per fronteggiare la crisi energetica sin da questi giorni, vista la condizione delle imprese, in particolare di quelle piccole e medie, e delle famiglie, con il problema dei rincari delle bollette che oggi si aggrava pure sui condomini. 

È materia da “stato di eccezione” nel quale il governo Draghi ha un potere-dovere di agire tempestivamente. Così come non potrà subire una cesura, da parte del costituendo governo, l’iniziativa in sede europea per la fissazione del “price cap” sul gas e per le altre azioni collegate. Ma prima ancora, occorrerà chiudere definitivamente in un senso o nell’altro la vexata quaestio dello scostamento di bilancio. 


Vi sono altresì le misure, che richiederebbero più ampie convergenze, per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza - con i 55 obiettivi da conseguire entro l’anno - a cominciare dalla legge sulla concorrenza, in particolare per quel che si dovrà decidere, nei tempi previsti, per i “balneari” e poi dalla bloccata riforma fiscale. Se e quali circoscritti emendamenti apportare al Piano in questione, data l’evoluzione subìta dai fattori posti alla sua base, negoziando con la Commissione Ue, è un problema da risolvere rapidamente. Esemplificativa sarà, poi, la posizione che verrà assunta sulla guerra, sull’invio ulteriore di armi all’Ucraina, sulle iniziative per la pace, sui rapporti con l’Unione, sul modo di stare nella Nato e sul raccordo dell’Alleanza con l’Unione stessa. 
Siamo, comunque, nel campo delle iniziative a breve, anche se alcune di esse con prospettive a medio e lungo termine.

Ma un nuovo governo dovrebbe chiarire la propria concezione dell’intervento pubblico in economia ed avrebbe davanti una serie di operazioni pendenti - dalla rete unica all’ex Ilva al Montepaschi, fino a Ita - per cominciare a dare segnali in questa direzione, così come nel campo bancario, per i rapporti con l’Europa e la legislazione in quest’ultima materia. Sono fondamentali il profilo che assumerà, la capacità di assumere indirizzi di lunga proiezione, l’apertura, in una fase straordinariamente difficile, a più ampie convergenze, la spinta innovativa, la competenza che saprà dimostrare insieme con il consenso che susciterà. Governare, secondo un celebre detto, «non è asfaltare»: questa è la prima dimostrazione da dare, oltre le ideologie, che però non sono affatto una panoplia ormai seppellita.

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