Superbonus 110%, scadenza al 25 novembre. Tre ipotesi sullo sblocco dei crediti fiscali

Rimane sul tavolo il problema dello sblocco dei crediti fiscali maturati con il superbonus e le altre agevolazioni

Superbonus 110, ok se i lavori iniziano entro il 25 novembre. Scadenze per condomini e unifamiliari
di Luca Cifoni
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Sabato 12 Novembre 2022, 16:21 - Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 13:15

Di sicuro c’è che sarà una corsa contro il tempo, anche se il traguardo potrà essere spostato ancora in avanti. Per il superbonus 110 per cento cambiano ancora le regole, ma la sterzata voluta dal governo Meloni ha un obiettivo piuttosto chiaro: ridurre l’impegno finanziario a carico del bilancio dello Stato e concentrare le risorse, per quanto possibile, sui redditi medio-bassi. Altrettanto definita è la volontà di non agire retroattivamente e quindi di mantenere l’agevolazione piena per chi già era in procinto di avviare i lavori.

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Le pressioni

Al momento, in attesa del testo definitivo del decreto Aiuti Quater (atteso la prossima settimana) lo scadenzario per i condomini che puntano al 100 per cento resta quello indicato direttamente da Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di venerdì: la delibera condominiale dovrà risultare approvata prima dell’entrata in vigore del provvedimento (atteso in Gazzetta ufficiale più o meno a metà della prossima settimana) mentre entro il 25 novembre deve essere presentata la comunicazione (Cila) al Comune. All’interno della maggioranza non mancano (in particolare da Forza Italia) le pressioni per estendere quest’ultimo termine a fine anno; ma al momento il ministro Giorgetti resiste. Proprio in queste ore è in via di definizione la relazione tecnica al decreto, che quantifica gli effetti finanziari della svolta. In ogni caso per le comunicazioni successive alla scadenza scatterà il nuovo regime che prevede un’agevolazione - comunque sostanziosa- del 90 per cento, per la stessa tipologia di interventi attualmente ammessa. Diverse le tempistiche per i proprietari di abitazioni unifamiliari. In questo caso ad essere “salvati” saranno coloro che entro lo scorso 30 settembre hanno completato il 30 per cento dei lavori: potranno sfruttare il 110% per le spese sostenute fino al 31 marzo 2023 invece che alla fine di quest’anno: dunque avranno tre mesi in più. Per tutti gli altri scatteranno le nuove norme, che prevedono, oltre al taglio dell’agevolazione al 90%, anche due vincoli rilevanti: la destinazione dell’immobile ad abitazione principale e un reddito Irpef non superiore a 15 mila euro, soglia aumentata però in proporzione alla numerosità del nucleo familiare.

 

Le soluzioni

Rimane sul tavolo il problema dello sblocco dei crediti fiscali maturati con il superbonus e le altre agevolazioni: ovvero le somme relative ai lavori che le imprese non hanno ancora incassato, perché Poste e banche hanno esaurito la propria “capienza”. L’esecutivo, pur avendo chiarito che non c’è un diritto assoluto a sfruttare questo canale, sta cercando di trovare una soluzione per evitare una grave crisi di liquidità per le aziende. Ci sono alcune ipotesi in campo. La prima, proposta da Abi e Ance (banche e costruttori) prevede una misura straordinaria che consenta agli intermediari di aumentare la propria capacità di acquisto, compensando una parte dei debiti fiscali raccolti con gli F24 con i crediti da bonus edilizi ceduti dalle imprese. Va nella stessa direzione l’ipotesi di aumentare da 5 a 7 anni la relativa detrazione per le banche. Si ragiona anche sull’ipotesi di rendere ancora più facile la quarta cessione dei crediti, limitando ancora le responsabilità per chi acquista.

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