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Stipendi e inflazione, cosa succederà? Il potere d'acquisto rischia di ridursi del 4% entro fine anno

Stipendi e inflazione, cosa succederà? Il potere d'acquisto rischia di ridursi del 4% entro fine anno
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Mercoledì 1 Giugno 2022, 14:58 - Ultimo aggiornamento: 20:22

Non siamo ancora a metà anno ma il risultato della partita è già scontato: nel 2022 l'inflazione batterà gli stipendi e dunque i lavoratori e le loro famiglie perderanno potere d'acquisto. Si tratta di un esito strettamente collegato all'impennata dei prezzi energetici in corso ormai da alcuni mesi e aggravata dalla guerra in Ucraina, tendenza che difficilmente potrà cambiare in modo significativo prima del 2023.

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Anche se ci fosse qualche rallentamento nei prossimi mesi, l'incremento dell'indice dei prezzi al consumo dovrebbe comunque attestarsi a fine anno a un valore vicino al 6 per cento, secondo le previsioni del governo e della Banca d'Italia. Il balzo sarebbe ancora più brusco in caso di ulteriore deterioramento della situazione, ad esempio se dovessero essere interrotte le forniture di gas con la Russia.

Le stime sugli stipendi

Se sui prezzi si possono fare delle stime attendibili, è più complicato determinare in anticipo l'andamento effettivo delle retribuzioni, che dipendono da una serie di fattori anche individuali, dagli eventuali rinnovi contrattuali e da ulteriori elementi. Si può supporre che anche in caso di incremento questo si aggiri intorno al 2 per cento (come ipotizzato dal governo nel recente Documento di economia e finanza): vorrebbe dire una perdita di potere d'acquisto di circa il 4 per cento, che ovviamente sarebbe maggiore qualora lo stipendio avesse un recupero effettivo minore o addirittura nullo. A favore possono invece giocare aiuti pubblici come il “bonus” da 200 euro recentemente approvato.

Il parametro al quale sono legati i rinnovi contrattuali è l'indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca) calcolato al netto dei prodotti energetici importati: la relativa previsione per gli anni dal 2022 al 2025 dovrebbe essere diffusa dall'Istat nei prossimi giorni. Quando è stato definito questo modello per la contrattazione, l'influsso dei prezzi energetici è stato volutamente escluso proprio per evitare che fluttuazioni violente e temporanee di queste voci inneschino una rincorsa tra prezzi e salari. La crisi attuale però, come accennato, è destinata a durare ancora a lungo.

Il potere d'acquisto

Va ricordato che per il 2021 l'Istat ha calcolato, a consuntivo, un incremento del potere d'acquisto delle famiglie del 2,1 per cento: il potere d'acquisto è definito però in modo più preciso come reddito lordo delle famiglie in termini reali, ottenuto utilizzando il deflatore della spesa per consumi finali. Il reddito delle famiglie tiene conto oltre che delle retribuzioni anche di altre voci quali pensioni e sussidi.

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