Ilva, ArcelorMittal lascia Taranto. Conte: «Nessun motivo che giustifichi il recesso». Slitta vertice a Palazzo Chigi

Lunedì 4 Novembre 2019
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Ilva, salta accordo con Arcelormittal: entro 30 giorni l'azienda torna ai commissari

Una «bomba», che va a sovrapporsi ad un percorso sulla manovra già accidentato. L'annuncio dell'addio di ArcelorMittal all'ex Ilva aumenta ben sopra il livello di guardia le tensioni interne ad una maggioranza che mai come in questi giorni appare sfilacciata.

La lettera della multinazionale dell'acciaio scatena una serie di botta e risposta tra Pd, M5S e Italia Viva, che sembrano diretti più alla ricerca del colpevole che a quella di una soluzione. E l'allarme arriva a Palazzo Chigi, dove il premier Giuseppe Conte passa al contrattacco, mettendo in campo una duplice strategia: una battaglia senza esclusione di colpi a ArcelorMittal e, parallelamente, la ricerca di una via alternativa per salvare lo stabilimento. «Il problema è che l'azienda vuole andarsene perché perde 2,5 milioni di euro al giorno. 

Ex Ilva, Patuanelli: chiederemo rispetto accordi, governo compatto per siderurgia. FimCisl: alternativa è 5mila esuberi o l'azienda lascia

«Vuole almeno 5mila esuberi», sbottano fonti del governo vicine al dossier a tarda sera, inquadrando quello che, a loro parere, è il reale pomo della discordia: «ArcelorMittal non ce la fa a mantenere la produzione richiesta e, approfittando di un quadro politico incerto ha preso l'assenza dello scudo penale come alibi per andar via». 

Un ragionamento che, probabilmente, Conte e il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli recapiteranno all'azienda nell'incontro previsto per domani. Intanto i sindacati dei metalmeccanici di Taranto, Fim, Fiom e Uilm, sono stati convocati per domani pomeriggio alle 17 dall'azienda. Sarà l'inizio di una partita a scacchi che, qualcuno, nel governo, paragona a quella appena (parzialmente) conclusasi con la Whirlpool su Napoli. Da un punto di vista strettamente giuridico il governo potrebbe sventolare ai vertici dell'azienda quell'articolo 51 del codice penale secondo il quale «l'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorità, esclude la punibilità».

Di fatto, secondo il governo, l'articolo esclude che ArcelorMittal sia punibile nel momento in cui attua, come da contratto, il piano ambientale previsto fino al 2023. Il tema, si ragiona nella maggioranza, per ArcelorMittal è duplice: da un lato l'azienda non può sostenere il livello occupazionale concordato, dall'altro si pretende la bonifica nercessaria di uno dei due forni o i finanziamenti necessari per realizzarla. Allo stesso tempo, nel governo si cerca già di correre ai ripari. E nelle ore più calde del dossier ex Ilva, oltre al progetto di un decreto su Ilva, torna l'idea di una nazionalizzare.
 


 A Palazzo Chigi, nel corso della giornata, sarebbe stato consultato il neo presidente di Cdp Giovanni Gorno Tempini. Un eventuale intervento per sostituire ArcelorMittal dovrebbe tuttavia prevedere una cordata industriale e finanziaria, nella quale la quota di Cdp sia minoritaria e marginale. Al momento si tratta solo di ipotesi. Ma Conte non vuole perdere tempo. Anche perché il caso ex Ilva potrebbe costare consenso al Pd e al M5S. La richiesta di riferire in Aula inoltrata da Italia Viva ha sorpreso e non è piaciuta a più di un membro del governo.
 

 Mentre, nel M5S, c'è chi punta il dito contro quella fronda, capitanata da Barbara Lezzi, che qualche settimana fa al Senato ha voluto lo stralcio dello scudo penale «a scadenza» sul quale Luigi Di Maio aveva, nei mesi scorsi, siglato una tregua con ArcelorMittal. Il tema, si sfoga una fonte del governo, è che se una cosa del genere accade in Germania la politica si unisce contro l'azienda, non ci si incolpa a vicenda. Già, ma Matteo Salvini, intanto, ha innalzato l'ennesima trincea. E la paura di perdere, a fine gennaio, Emilia-Romagna e Calabria tra i Dem e nel M5S aumenta. Tanto che, nel Movimento, c'è chi guarda allo scenario peggiore non legando il voto in Emilia-Romagna alla tenuta del governo. Anche se una sconfitta del Pd dovesse provocare le dimissioni di Nicola Zingaretti.

Nel frattempo domani può essere il Parlamento a fermarsi. La Lega di Matteo Salvini minaccia infatti di bloccare i lavori parlamentari «se il Governo e il premier Conte non si presenta in Aula a riferire su Ilva». Richiesta comune a tutte le opposizioni. Mentre l'ex ministro Carlo Calenda tuona contro i suoi ex compagni che hanno votato contro lo 'scudo penalè: «Pd, M5S, Italia Viva: siete degli irresponsabili. Avete distrutto il lavoro di anni e mandato via dal Sud un investitore da 4,2 miliardi per i vostri giochini politici da 4 soldi».

Perché il nodo è sempre «lo scudo penale», una «tutela legale» che i manager di ArcelorMittal vogliono (ma ora sembra, persino, i capireparto di Taranto) e che il Governo ha tolto con il decreto SalvaImprese. Il colpo di scena nella vicenda industriale più controversa degli ultimi decenni, arriva in mattinata, quando un comunicato in inglese, diffuso dal quartier generale di Londra solo ai media stranieri (sarà diffuso ai media italiani in un secondo momento), annuncia che ArcelorMittal ha inviato ai Commissari straordinari dell' Ilva la notifica della sua decisione di risolvere il contratto e restituire gli asset dell'ex Ilva all'Amministrazione Straordinaria, ovvero allo Stato.

Il passaggio di asset e dipendenti avverrà fra 30 giorni. Domani pomeriggio i vertici di ArcelorMittal sono stati convocati da Conte a Palazzo Chigi. «Faremo di tutto per tutelare investimenti produttivi, livelli occupazionali e per proseguire il piano ambientale» assicura il premier. mentre il ministro Patuanelli afferma: «Non consentiremo la chiusura dello stabilimento. La questione dello scudo penale è una foglia di fico, un alibi per nascondere un altro problema». Dichiarazioni che arrivano dopo una serie di vertici, prima al Mise e poi a Palazzo Chigi ai quali hanno partecipato i ministri interessati Costa (Ambiente) Provenzano (Sud), Catalfo (Lavoro) e Speranza (Salute), il premier conte e il ministro dell'economia Roberto Gualtieri. Tornando ad AcelorMittal, la mossa di oggi arriva a meno di un mese di distanza dall'arrivo del nuovo amministratore delegato Lucia Morselli (un passato alle acciaierie di Terni controllate dalla ThyssenKrupp) e dopo una serie di incontri serrati nei giorni scorsi fra il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli, i vertici italiani dell'azienda e i sindacati per trovare l'ennesima soluzione all'ultima crisi produttiva, ambientale e soprattutto politica che grava sulla più grande acciaieria d'Europa.

Tolto «lo scudo penale» ArcelorMittal ritiene di avere il diritto di recedere dal contratto siglato nel 2017 con i commissari straordinari Pietro Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba (poi cambiati da Di Maio), contratto che è stato modificato nel settembre 2018, quando Di Maio era al Mise, con l'aggiunta di una clausola (la 27.5) che corrisponde a quanto afferma ArcelorMittal nella sua nota e cioè che «nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l'attuazione del piano industriale, la Società ha il diritto contrattuale di recedere dallo stesso Contratto». Una clausola inserita nel contratto quadro di affitto nel periodo in cui Di Maio, in qualità di Ministro dello Sviluppo Economico, trattava con ArcelorMittal per migliorare l'accordo firmato con il precedente governo in termini occupazionali e ambientali.
 

Ultimo aggiornamento: 5 Novembre, 08:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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