Morselli, lady d’acciaio dall’Olivetti all’ex Ilva. Ora alla prova di stile con il felpato Bernabè

Morselli, lady d acciaio dall Olivetti all ex Ilva. Ora alla prova di stile con il felpato Bernabè
di Jacopo Orsini
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Mercoledì 30 Giugno 2021, 11:33 - Ultimo aggiornamento: 2 Luglio, 15:20

Sostiene di essere innamorata dell’acciaieria di Taranto, l’ex Ilva, lo stabilimento pubblico passato dopo la privatizzazione degli anni Novanta alla famiglia Riva, poi tre anni fa ai franco-indiani di ArcelorMittal e ora da poco di nuovo nell’orbita statale. Lucia Morselli, 65 anni il prossimo 9 luglio, sposata, modenese di nascita e milanese di adozione, non è una donna che si lasci facilmente prendere dalle emozioni. Conosciuta come manager dura e spigolosa, da anni si porta dietro la fama di tagliatrice di teste. Ma della fabbrica pugliese dalla storia travagliata e drammatica parla con passione. «Dobbiamo essere tutti orgogliosi di questo impianto - ha detto in tv durante una rara intervista - è il più bell’impianto d’Europa, il più moderno, il più potente. Tutti ce lo invidiano e credo che sia un privilegio essere a lavorare qui».

Morselli è arrivata sulla tolda di comando di Acciaierie d’Italia - così è stato ribattezzato il gruppo a cui fa capo l’impianto di Taranto ora controllato dallo Stato e da ArcelorMittal - in maniera un po’ rocambolesca nel 2019. La manager era infatti alla guida della cordata concorrente, quella formata da Arvedi, Leonardo Del Vecchio, Cassa depositi e prestiti e dagli indiani di Jindal. Un raggruppamento che aveva conteso proprio ad ArcelorMittal l’acquisto dell’ex Ilva. Poi all’improvviso, grazie anche ai buoni uffici dell’avvocato d’affari Giuseppe Scassellati-Sforzolini, stratega dei franco-indiani, venne arruolata dai concorrenti. «Erano tre anni che volevo arrivare qui e finalmente ci sono riuscita», è stata sentita esclamare subito dopo la nomina.

Non che il suo curriculum non avesse comunque tutte le carte in regola per prendere in mano il gigante di Taranto. Laureata in matematica a Pisa nel 1979 (ma non alla Normale come ha voluto precisare la stessa scuola universitaria superiore dopo che qualche suo curriculum pubblicato in rete aveva diffuso questa leggenda), Morselli muove i primi passi della carriera all’Olivetti. Passa poi a Finmeccanica (oggi Leonardo) e poco dopo sbarca nel mondo della televisione, dove guiderà Telepiù, poi la rivale Stream e nel 2003 gestirà la fusione delle due pay tv che darà vita a Sky Italia all’epoca di proprietà del magnate Rupert Murdoch (le cronache ricordano che fra l’altro concordò con Mediaset la diretta ventiquattr’ore su ventiquattro del Grande Fratello).

PUPILLA DI TATÒ

Pupilla di un altro famoso tagliatore di teste, Franco Tatò, abbandonato il mondo del piccolo schermo Morselli inizia una girandola di incarichi che la porterà per un breve periodo anche alla guida del gruppo di apparecchiature per le telecomunicazioni Tecnosistemi, dove viene ricordata come una manager «estremamente preparata per chiudere le aziende». Nel 2013 la svolta, con il passaggio all’industria pesante nel gruppo tedesco ThyssenKrupp. Prima va al vertice dell’azienda metalmeccanica Berco, dove vara un duro piano di tagli ai dipendenti per rimettere a posto i conti, senza guardare in faccia nemmeno ai dirigenti. La ristrutturazione della Berco piace ai tedeschi, che la spediscono a risolvere la crisi delle Acciaierie di Terni.

È qui che Morselli diventa un nome noto anche al grande pubblico. Ingaggia infatti una lotta estenuante con operai e sindacati per rimettere a posto i conti e cercare di dare un futuro all’azienda. A un costo però pesante per i lavoratori (anche se gli esuberi alla fine saranno 290, dagli oltre 500 chiesti inizialmente). Una battaglia ricordata come i “36 giorni di Terni” combattuta con scioperi, picchetti e manifestazioni, anche a Roma dove la polizia durante un corteo prenderà i lavoratori a manganellate.

Durante quella vertenza Morselli non mostrerà mai segni di cedimento, sfoggiando anche parecchio coraggio. Come quando una notte dell’ottobre 2014 decise di andare a sfidare faccia a faccia gli operai che voleva licenziare al presidio davanti alla fabbrica per spiegare le difficoltà dell’azienda.

Ora però il suo carattere ruvido e il suo modo di parlare colorito dovranno adattarsi allo stile decisamente felpato di Franco Bernabè, 72 anni, il supermanager di lunghissimo corso (è stato fra l’altro l’amministratore delegato di Eni e Telecom) scelto dal governo come presidente di Acciaierie d’Italia per far partire il piano di transizione ecologica dell’impianto di Taranto. Difficile che i due possano andare granché d’accordo. Per Morselli dunque potrebbe essere di nuovo arrivato il momento di trovarsi un altro posto. Del resto di incarichi ne ha avuti parecchi quattro decenni di esperienze e come lei stessa ha avuto modo di dire, «professionalmente ho avuto una vita facile. Mi è sempre andata bene».

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