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ArcelorMittal, i commissari: «Mancano condizioni per il recesso». Slitta deposito dell'atto di citazione

Lunedì 11 Novembre 2019
ArcelorMittal, i commissari: «Mancano condizioni per il recesso». Slitta deposito del'atto di citazione

Le condizioni giuridiche del recesso del contratto di affitto dell'ex Ilva, preliminare alla vendita, non ci sono e quindi ArcelorMittal deve andare avanti. È questo il cuore del ricorso con urgenza e cautelare, ex articolo 700, che verrà presentato in settimana in Tribunale a Milano dai legali dei commissari straordinari del siderurgico di Taranto in risposta all'atto con cui la multinazionale franco-indiane chiede di lasciare, restituendoli allo Stato, lo stabilimento pugliese e tutti gli altri siti sparsi per l'Italia.

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Una procedura, quella dello scioglimento del contratto, che ha formalmente preso il via lo scorso 5 novembre, con la notifica agli stessi commissari - avvenuta alle 4 di mattina - dell'atto di citazione nel quale si chiede la cessione del ramo d'azienda e che verrà depositato, salvo sorprese, domani mattina al Tribunale del capoluogo lombardo. Una volta che l'atto di citazione arriva a destinazione, il procedimento dovrà essere iscritto a ruolo dalla cancelleria centrale civile che poi trasmetterà la causa al presidente dello stesso Tribunale Roberto Bichi il quale, secondo il criterio tabellare, la assegnerà alla sezione specializzata delle imprese.

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Nel ricorso cautelare e d'urgenza, che si è reso necessario in quanto, secondo la procedura, che si basa sull'articolo 47 della legge 428 del 1990, i termini per la retrocessione scadono nei successivi trenta giorni, si sostiene che il venire meno dello scudo penale non è una condizione che consente lo scioglimento del contratto. Inoltre si contesta un altro dei punti fondamentali su cui 'battè Arcelor Mittal, e cioè lo stop di Afo2: al contrario l'altoforno, è un anticipazione, non è spento ma funziona perfettamente. In definitiva, secondo il ricorso che dovrebbe essere presentato verosimilmente tra mercoledì o giovedì vengono a cadere in diritto e in fatto i presupposti del recesso del contratto come richiesto dal colosso mondiale dell'acciaio.

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I commissari quindi, a breve, caleranno la loro carta in una partita che, sul piano giudiziario, è ancora tutta da giocare e che potrebbe aprire nuovi scenari e cancellare la mossa del gruppo che ha il suo quartier generale in Lussemburgo. Ora quindi la parola passa a una delle due sezioni specializzate del Tribunale delle imprese, quella a cui verrà affidata la delicatissima vicenda sulla quale si gioca il destino di 10.700 operai occupati direttamente nelle acciaierie ex Ilva, di tutti i lavoratori coinvolti nell'indotto e forse dello stesso Governo.

Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 07:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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