Il viceministro Garavaglia: «​Tfr statali, 5 miliardi di spinta al Pil»

Mercoledì 23 Gennaio 2019 di Andrea Bassi
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Vice ministro all’economia Massimo Garavaglia, il “decretone” è stato da quasi una settimana. Quando andrà in Gazzetta Ufficiale?
«Si stanno limando gli ultimi dettagli, tra domani e dopodomani dovrebbe essere pubblicato». 

Si dice ci siano problemi con la Ragioneria, i conti non tornano?
«No, è solo che si tratta di un decreto che a regime vale 16 miliardi l’anno. La stesura deve essere perfetta, non ci devono essere sbavature».

Prima la Banca d’Italia, poi il Fondo monetario, entrambi hanno registrato un rallentamento dell’economia. Le misure del decreto non hanno grande impatto espansivo.
«Chi l’ha detto?»

La relazione allegata al testo dal ministero del lavoro sostiene che per ogni euro speso per il Reddito di cittadinanza, il contributo al Pil non sarà superiore a 30 centesimi...
«Sono valutazioni prudenziali». 

Dunque considera le misure del decreto espansive?
«Nel caso del Reddito possiamo dire che la propensione al consumo delle fasce più povere della popolazione è molto alta, prossima al 100 per cento. È evidente che chi prende un sussidio non fa investimenti di carattere finanziario ma spende tutto quello che riceve». 

Secondo lei Quota 100 avrà impatti sull’economia?
«Certo, li avrà sotto diversi aspetti. Innanzitutto per l’effetto sostituzione della forza lavoro. Nel pubblico, con lo sblocco totale del turn over, ci sarà un neo assunto per ogni lavoratore andato in pensione. Anzi, a regime sarà anche di più, perché abbiamo stanziato 200 milioni per le assunzioni straordinarie. E questa volta, a differenza del passato, avendo sbloccato il turn over saranno davvero aggiuntive e non andranno semplicemente a sostituire posizioni lasciate scoperte dai blocchi delle assunzioni. Nel privato decideranno liberamente gli imprenditori quali lavoratori sostituire. Ma sappiamo che ci sono realtà nelle quali ci sarà un importante ricambio generazionale. Nella peggiore delle ipotesi, se non ci sarà ricambio generazionale, migliorerà il bilancio dell’azienda e quindi l’effetto sarà positivo. Poi c’è l’operazione Tfs degli statali che non è stata considerata».

In che senso?
«Nel 2019 anticiperemo 5 miliardi di liquidazioni che i dipendenti pubblici avrebbero intascato con un ritardo tra due e cinque anni. Sono soldi che finiranno nell’economia del Paese, sono cinque miliardi di potenziali investimenti aggiuntivi. Sappiamo che il Tfs viene speso abbastanza velocemente».

L’anticipo non vale solo per chi usa Quota 100?
«Abbiamo voluto che fosse per tutti, per risolvere un problema generato dalle riforme avviate da Monti e da Letta, tra le altre cose pende un giudizio della Corte Costituzionale con il rilevantissimo rischio per lo Stato di soccombere». 

Da quando sarà possibile chiedere l’anticipo?
«Da subito, non appena avremo finalizzato l’accordo con l’Abi». 

La cifra dell’anticipo è confermata a 30 mila euro massimi?
«La alzeremo».

Di quanto?
«Vedremo nel passaggio parlamentare». 

Qualcuno dice 40 mila.
«Mi auguro di più, ma vedremo». 

Come funziona il meccanismo degli interessi?
«Si pagheranno alla fine. Il saldo della liquidazione sarà incassato decurtato degli interessi. Poi è prevista una compensazione fiscale».

Una compensazione?
«Sì, siccome il pubblico è penalizzato rispetto al privato dal ritardato pagamento della liquidazione, ci sarà uno sgravio Irpef sulla buonuscita proporzionale agli anni di ritardo del pagamento di un punto e mezzo l’anno».
Senta, ma se poi le cose dovessero andare come dicono Bankitalia e Fmi, sarete costretti a una manovra-bis.
«Parlarne è prematuro. Siamo a gennaio, le previsioni sono fatte senza tener conto della legge di bilancio. Abbiamo qualche mese per vedere che cosa succede».  Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio, 08:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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