Carbone russo, stop della Ue. E Bruxelles sospende anche banche, porti e tir

Via al nuovo pacchetto di restrizioni: stop a scambi per 20 miliardi di euro. Il prossimo passo sarà colpire il petrolio

Carbone russo, stop della Ue. E Bruxelles sospende anche banche, porti e tir
di Gabriele Rosana
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Mercoledì 6 Aprile 2022, 00:52 - Ultimo aggiornamento: 7 Aprile, 11:23

L’Europa conferma l’approccio graduale alle sanzioni contro la Russia e stavolta infrange pure il tabù energia. Il quinto pacchetto di restrizioni messo sul tavolo ieri dalla Commissione - in coordinamento con gli Usa e i Paesi del G7, che oggi formalizzeranno il nuovo affondo - oltre a bloccare scambi commerciali per un volume d’affari di circa 20 miliardi di euro e l’accesso a navi e tir, inizia a colpire l’import degli idrocarburi russi. “Separate” le fonti fossili, si comincia con lo stop al carbone: vale 4 miliardi di euro l’anno - ed è più semplice da sostituire rispetto a petrolio e gas - ma la presidente dell’esecutivo Ue Ursula von der Leyen ha assicurato che il lotto «non è l’ultimo» e il prossimo obiettivo è il greggio: «Non abbiamo finito. Stiamo lavorando a sanzioni ulteriori che includano il petrolio e stiamo riflettendo su alcune proposte presentate dai Paesi membri» come «la tassazione dell’importazione di energia dalla Russia», avanzata dalla Polonia, «o l’apertura di canali di pagamento specifici» per le forniture in corso, «ad esempio attraverso dei depositi bloccati». 

Il gas russo - da cui ancora pochi mesi fa l’Ue era dipendente per il 40% - rimane il convitato di pietra, e se il Parlamento europeo è tornato a chiedere la massima pressione possibile sul Cremlino, metano incluso, vari Paesi continuano per ora a rimandare la chiusura dei rubinetti: «È stato un errore da parte della Germania diventare così dipendente dalla Russia», ha ammesso il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner, eppure «dobbiamo capire di cosa possiamo fare a meno e dove invece serve aspettare ancora». Tradotto: (per ora), nessun taglio del gas. Ma la decisione è destinata ad arrivare, «è questione di tempo», si è detta convinta la vicepresidente della Commissione Dubravka Šuica. 

L’aggressione

Il quinto pacchetto riguarda anche la Bielorussia, alleata di Mosca nell’aggressione in Ucraina, e sarà oggi sul tavolo del Coreper, la riunione dei rappresentanti permanenti dei Paesi membri a Bruxelles: i Ventisette sono chiamati ad approvare le misure all’unanimità. I lotti precedenti - ha aggiunto von der Leyen - «hanno colpito duramente e limitato le opzioni politiche ed economiche del Cremlino. Stiamo vedendo risultati tangibili». Ma dopo «le atrocità commessa a Bucha» e le testimonianze dei massacri contro i civili «dobbiamo aumentare il nostro pressing».

Non solo carbone, la lista è molto dettagliata: tra le nuove sanzioni Ue previsto il blocco totale delle transazioni con quattro banche russe, che «rappresentano il 23% del mercato bancario russo». C’è anche la Vtb (che ieri ha perso l’8,4% alla Borsa di Mosca), il secondo più importante istituto di credito del Paese. Arriva pure il divieto all’accesso ai porti dell’Ue per le navi russe, con importanti eccezioni tuttavia per i rifornimenti di prodotti agricoli e energetici; misura che sarà estesa - come invocato nei giorni scorsi da Polonia e Paesi Baltici - pure ai tir di Russia e Bielorussia, così da impedire di fatto la possibilità per l’industria dei due Paesi di rifornirsi via terra di materiali essenziali dai Paesi Ue. 

Previsti poi specifici divieti all’importazione di merci russe per un valore di 5,5 miliardi di euro (in particolare, si tratta di cemento, legno, prodotti ittici e liquori) e di esportazione di prodotti europei per altri 10 miliardi (computer quantistici, microchip e alta tecnologia «per degradare ulteriormente la capacità industriale di Mosca lì dove è più vulnerabile»). E per chiudere l’elenco, sarà impedito alle compagnie russe di partecipare ad acquisizioni pubbliche in tutti i Paesi Ue. 
Il quinto pacchetto metterà nel mirino altri oligarchi e membri dell’élite, così come i loro familiari, in sintonia con Stati Uniti e Regno Unito e gli altri Paesi del G7, che oggi formalizzeranno nuove misure, tra cui uno stop agli investimenti in Russia. 

Il congelamento 

Ieri anche Washington e Londra hanno anticipato sanzioni finanziarie. La ministra degli Esteri britannica Liz Truss ha annunciato il congelamento di 350 miliardi di dollari di riserve in valuta estera di Mosca e si è ripromessa di cercare il consenso dei colleghi in vista della riunione G7 di domani sul blocco di tutte le banche e su un calendario preciso per porre fine a ogni importazione occidentale di gas e petrolio: le restrizioni finora coordinate, ha detto, «stanno riportando l’economia russa nell’era sovietica». 
Il Tesoro Usa ha deciso invece la sospensione della possibilità per Mosca di ripagare il suo debito pubblico in dollari, attingendo alle riserve detenute presso le banche americane: una mossa che, secondo analisti citati dai media internazionali, spingerebbe la Russia sempre più vicina al default, visto che sarebbe «tecnicamente difficile» che possa usare gli spiragli finanziari rimasti aperti, ad esempio le entrate derivanti dal pagamento delle forniture di gas denominate in dollari. 

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