Putin: stop export di cibo. Cereali e legumi a rischio: quali ripercussioni per l'Italia?

Semi di girasole, olio di colza e farine varie sono i prodotti che mancherebbero subito

Putin: stop export di cibo. Cereali e legumi a rischio
di Carlo Ottaviano
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Martedì 5 Aprile 2022, 22:00 - Ultimo aggiornamento: 6 Aprile, 10:26

Ufficialmente la motivazione è interna (garantire gli approvvigionamenti alla popolazione ed evitare l’inflazione), ma le dichiarazioni di ieri di Vladimir Putin sull’export agroalimentare appaiono come un ulteriore reazione alle decisioni dei Paesi dell’Ue. «C’è bisogno - ha detto - di mitigare gli effetti esterni negativi per i nostri cittadini: aumentare la produzione e le consegne al mercato interno di alimenti di alta qualità a prezzi accessibili, compresi i prodotti ittici. Questo è il compito chiave di quest’anno». Ha però subito svelato il senso politico dell’affermazione precisando – riferisce la Tass – che le limitazioni dell’export saranno «specialmente verso i Paesi ostili».

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Quali ripercussioni per l'Italia?

Col classico sistema degli annunci e delle minacce dilazionate, pochi giorni fa era stato l’ex presidente Dmitry Medvedev ad anticipare che «forniremo cibo e raccolti solo ai nostri amici (fortunatamente ne abbiamo molti, e non sono in Europa e Nord America)». In effetti è una manovra che in forme più o meno accentuate la Russia sta attuando da alcuni mesi imponendo e variando con grande frequenza regole e costi doganali. 

 


LE MISURE

Le ultime decisioni erano state discusse appena l’altro ieri alla Duma con il ministro all’Agricoltura Dmitry Patrushev. Di fatto dal 15 aprile fino al 31 agosto – salvo proroghe – sarà sostanzialmente impossibile esportare dalla Russia semi e olio di girasole, olio di colza, farine. Riduzione anche per la farina di soia, con blocco di tutte le piattaforme logistiche di spedizione ad esclusione del checkpoint marittimo di Kaliningrad. 

COSA MANCHERÀ

Nel dettaglio bisogna ancora capire esattamente quali saranno gli altri generi alimentari off limits per l’esportazione. L’Italia non dovrebbe risentirne particolarmente. Ha importato – calcola Confagricoltura - prodotti agricoli e dell’industria alimentare tra gennaio e novembre 2021, complessivamente per 223 milioni di euro. La prima voce con 54 milioni di euro (+43% rispetto al 2019) sono i panelli compatti e altri residui solidi della lavorazione degli oli vegetali (destinati all’alimentazione animale), seguiti da frumento con 44 milioni di euro (+127% rispetto al 2019) e dai legumi secchi con 39 milioni di euro (+183% rispetto al 2019). La Russia – precisa la Coldiretti – è il principale esportatore mondiale di grano ma la dipendenza dell’Italia risulta limitata con appena il 2,3% del totale del grano importato dall’estero, tra duro e tenero.

BLOCCO DELL'EXPORT

Il blocco delle esportazioni di cereali se colpisce l’Italia marginalmente, influirà però pesantemente nell’aumento dei prezzi perché in assenza delle forniture russe altri Paesi si rivolgeranno a nuovi mercati facendo lievitare i prezzi. Più inquietante, viste queste mosse di Putin, è l’embargo dei fertilizzanti, di cui la Russia è il primo produttore mondiale (oltre 50 milioni di tonnellate, il 15% della produzione mondiale). Il 2 aprile è cessato il divieto di export al nitrato di ammonio che era stato deciso in febbraio. Ma ancora ieri mancavano comunicazioni ufficiali sulla ripresa delle relazioni commerciali con grande preoccupazione in particolare dei produttori di frutta (che usano le molecole di ammonio per concimare pomacee e drupacee). Possiamo fare anche a meno anche dei vostri prodotti, è il messaggio più ampio che la Russia sembra voler dare. Il governo Putin sta infatti accelerando – con risorse per 360,2 miliardi di rubli - le azioni per rendere il Paese meno dipendente dall’estero.
 

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