Superbonus 110% a rischio, l'edilizia cinese fa saltare il vantaggio. L'Ance: «Provvedimenti subito»

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di Andrea Bassi
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C'è chi ha firmato il contratto e ormai deve iniziare i lavori, ma già sa che su quell’appalto se gli va bene andrà in pari con i costi. A qualcun altro toccherà lavorare ormai in perdita. C’è chi è ancora alle prese con i capitolati e con le offerte, e fa ancora in tempo a rivedere i prezzi. Ma deve fare i conti con i “listini”, i prezziari regionali delle lavorazioni che non riescono a tenere il passo degli aumenti delle materie prime. Benvenuti nello strano mondo del Superbonus del 110%, la misura regina prevista dal governo e inserita nel Recovery Plan per l’efficientamento energetico degli edifici, che si è però trasformato in uno di quei videogiochi che ogni volta che uccidi un mostro se ne para davanti uno più grosso. E l’ultimo fa davvero paura: il rincaro record dei materiali da costruzione. Prendiamo il «ferro-acciaio tondo per cemento armato», quello che serve, per intendersi, ai pilastri nelle costruzioni. A maggio si è registrato un rincaro del prezzo base del 15,4%. Un ulteriore balzo che ha portato l’aumento di prezzo, da novembre del 2020, al 150%. Una corsa, insomma, inarrestabile. Una dinamica che, come indicato nell’ultimo rapporto dell’Ocse pubblicato a dicembre del 2020, deriva da un improvviso incremento della domanda del settore delle costruzioni in Cina. Problema non da poco.

LA FILIERA

Il settore delle costruzioni in Cina vale il 40% della domanda locale di acciaio. Che a sua volta vale il 50% della domanda globale. Tradotto: questo balzo cinese sta avendo effetti a catena su tutta la filiera dei materiali per le costruzioni. I polietileni, per esempio, hanno subito incrementi superiori al 110% tra novembre 2020 e aprile 2021, il rame è salito del 29,8%. Anche per il “bitume”, sulla base dei dati Siteb - Strade italiane e bitumi - si sono registrati aumenti del prezzo del 16,2% tra novembre 2020 e aprile 2021. Senza contare il cemento per il quale, sulla base di un’indagine Ance svolta nel mese di febbraio, sono emersi aumenti di prezzo di circa il 10% a gennaio 2021, rispetto al mese precedente, per oltre un terzo dei rispondenti. E nei prossimi mesi l’onda non è destinata a fermarsi. Le previsioni, come riportato nel documento del Meps “European Steel review”, sono improntate a un ulteriore aumento dei prezzi a causa, soprattutto, di forti carenze dei materiali, con conseguenti tempi lunghi di consegna. Fino all’autunno i prezzi dei prodotti in acciaio, continueranno a crescere. Seguirà un ridimensionamento, solo a partire dalla fine dell’anno. Ma con valori che rimarranno su livelli elevati. «Che la fiammata sia destinata a rientrare», dice Gabriele Buia, presidente dell’Ance, l’associazione dei costruttori, «lo speriamo vivamente, ma che a oggi ci sia un balzo insostenibile del costo dei materiali da costruzione che dura da oltre sei mesi e sta mettendo in ginocchio le imprese è fatto certo e non opinabile». L’allarme, insomma, ha superato il livello di guardia. «Siamo senza paracadute, esposti a oscillazioni dei prezzi imprevedibili per durata e entità», dice ancora Buia. «Le imprese», secondo il presidente dell’associazione dei costruttori, «non possono affrontare da sole questo problema che sta colpendo tutto il mondo, serve un intervento dello Stato come fanno tutti gli altri Paesi dell’Unione europea».

Servirebbero insomma, delle «misure eccezionali, concrete e immediate che possano evitare il blocco di centinaia di cantieri sia pubblici che privati mettendo a rischio le opere del Recovery Plan e gli interventi del Superbonus 110%». Il punto, si diceva, è proprio questo. Di fronte a questa situazione, le imprese di costruzioni, già duramente colpite da una crisi settoriale in atto ormai da oltre dieci anni, per i contratti in corso si trovano a sopportare un importante aggravio nella realizzazione delle opere. Il rischio, sussurra ormai apertamente qualcuno, è che si arrivi a un blocco generalizzato dei cantieri. Per le imprese riuscire a sopportare una contrazione dei margini, già fortemente ridotti da un decennio di crisi, è un’operazione al limite dell’impossibile. Tra l’altro, come si diceva, l’aumento dei prezzi sta seriamente mettendo a rischio il successo dell’operazione Superbonus. Che, dopo un avvio zoppicante, sta iniziando a dare i primi segnali concreti. I dati del monitoraggio Enea-Ministero dello Sviluppo economico mostrano che al 6 maggio, sono stati avviati 13.549 interventi legati al Superbonus per un ammontare di oltre 1,7 miliardi di euro. In una sola settimana (rispetto alla rilevazione del 28 aprile) è stato registrato un ulteriore aumento di circa il 6 per cento sia nel numero che nell’importo, mentre nel confronto con i dati di febbraio ormai i valori sono più che quintuplicati. Nonostante il buon andamento dei numeri, tuttavia, i lavori che riguardano i condomini restano ancora indietro.

LA DINAMICA

Dal rapporto dell’Enea e del ministero, infatti, emerge che degli edifici coinvolti solo una parte molto ridotta degli di interventi si riferisce ai condomini (il 9,7%). Ma anche qui qualcosa si sta muovendo. L’evoluzione dei dati mostra una dinamica di crescita, ferma restando la maggiore complessità procedurale che rende più difficoltosa la partenza dei lavori rispetto agli interventi che insistono su singole unità indipendenti o su edifici unifamiliari. La partenza dei condomini è considerata un passaggio fondamentale per il successo del Superbonus. In termini di importi, infatti, gli edifici condominiali rappresentano quasi il 40% del totale dei lavori assegnati fino a questo momento. E questo perché si tratta, ovviamente, di lavori con importo medio importante (oltre 500 mila euro), se raffrontato agli interventi su singole abitazioni (circa 90 mila euro). Una nuova spinta dovrebbe arrivare adesso dal decreto semplificazioni, appena approvato dal governo. Nel provvedimento è stato eliminato uno dei principali ostacoli “burocratici” alla partenza dei lavori: quello che imponeva la cosiddetta «doppia conformità» dell’immobile. Una certificazione che non vi fossero abusi né prima dei lavori e nemmeno dopo la loro conclusione. Invece della doppia conformità è stata inserita una semplice Cila, la certificazione di inizio lavori del tutto uguale a quella degli altri bonus per le ristrutturazioni edilizie. Ora rimane da dare un’altra certezza alle imprese e, dall’altro lato, a chi vuole ristrutturare: l’estensione fino a tutto il 2023 dei tempi per concludere i lavori. Ristrutturare interi condomini avendo davanti la tagliola del 31 dicembre 2022 come scadenza, potrebbe infatti rallentare le richieste. Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, e quello della Transizione energetica, Roberto Cingolani, hanno già ribadito che a settembre, in base all’andamento delle domande, dovrebbe essere decisa la proroga fino al 2023. Una buona notizia, se la decisione fosse effettivamente confermata. Sempre al netto del fatto che se non si trova una soluzione all’impennata del prezzo dei materiali da costruzione, per il Superbonus il rischio flop resta comunque dietro l’angolo.

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Giovedì 3 Giugno 2021, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 15:50
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