Smart working, la nuova frontiera del lavoro che rende tutti più contenti, aziende e dipendenti

Giovedì 8 Giugno 2017 di Giusy Franzese
Il lavoro “smart”, quello che riesce a coniugare i tempi con la vita privata consentendo al dipendente di prestare la sua attività anche da casa, piace sempre di più agli italiani. Ad usufruirne per adesso - secondo i dati del Politecnico di Milano -  sono solo il 7% dei lavoratori dipendenti, circa 250.000 persone tra impiegati, quadri e dirigenti. Ma in base a una ricerca condotta dal Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa  - diffusa oggi durante il convegno organizzato dal Centro Europeo di Studi Manageriali (Cesma) "Smart work, better life" che si è tenuto  presso la Rappresentanza della Commissione europea a Roma  - gli  smart worker sono più soddisfatti rispetto alla media dei lavoratori: su un campione di 1004 dipendenti è emerso che il 35% di questi è più sereno, contro il 15% dei lavoratori tradizionali. Conta molto sia  l’opportunità di conciliare meglio vita privata e lavorativa e sia - contrariamente a quanto si possa pensare -  la possibilità di un avanzamento più rapido di carriera. Il cosiddetto lavoro “agile”, infatti, consente di sviluppare maggiori abilità e conoscenze propedeutiche a un’evoluzione professionale che viene valutata “eccellente” dal 41% degli smart worker, rispetto al 16% degli altri lavoratori.
In particolare, secondo la ricerca, gli aspetti più rilevanti da tenere in considerazione per cambiare l’approccio al lavoro sono lo stile di leadership (25%), le opportunità di formazione e sviluppo (23%), l’ambiente organizzativo (21%) e la chiarezza della strategia aziendale (13%). Per i dipendenti, gli strumenti più efficaci per rivoluzionare il modello culturale sono: telelavoro (44%), ambiente e orario di lavoro flessibili (33%) e servizi di welfare aziendale (22%). I benefici si avrebbero in termini di innovazione (34%), produttività (36%) ma anche motivazione (39%).

Ora tutti si attendono che la legge sul lavoro agile, approvata in Senato il 10 maggio 2017, dia  un’ulteriore spinta alla diffusione dello smart working nei prossimi mesi, rimuovendo anche l’alibi della mancanza di un riferimento normativo. Finora a consentrire ai propri dipendenti questa modalità di lavoro sono state soprattutto le grandi aziende. Durante il convegno - che ha visto la presenza anche del ministro Marianna Madia - è stato presentato il caso della Abbot, azienda del settore healthcare, con oltre 500 dipendenti in Italia: l'azienda  è una delle prime multinazionali del settore ad aver attivato forme di lavoro agile in Italia e ad aver implementato nuove possibilità nel welfare. La multinazionale ha messo in campo strumenti quali l’impiego del telelavoro domiciliare, part time verticale e orizzontale, orario di lavoro più flessibile, car sharing, convenzioni con negozi, ristoranti, lavanderie, palestre e asili nido. Per quanto riguarda il welfare, il 25% dei dipendenti ha utilizzato il budget allocato dall’azienda: il 43,5% delle risorse finanziarie è stato investito nelle spese scolastiche, il 34% in quelle mediche, il 10% in fondi pensione e il 3% in spese socio-assistenziali.
Stando ai dati rilevati dall’azienda, basterebbe un  giorno a settimana di lavoro da casa, tutte le settimane, per ottenere un risparmio  sui costi di pendolarismo di circa 1.000 euro all’anno e 85 ore all'anno a persona, oltre ad un forte aumento della motivazione e soddisfazione dei dipendenti e quindi di produttività. E ne trarrebbe benefici anche l’ambiente, con 141 kg di CO2 in meno rilasciati nell’atmosfera.  




  Ultimo aggiornamento: 9 Giugno, 01:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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