Marco Conti
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Marco Conti

L’Italia, la presidenza del G20
e cosa cambia
con l’arrivo di Joe Biden
a Washington

Lunedì 9 Novembre 2020 di Marco Conti

ROMA Tra meno di un mese, precisamente il 1 dicembre, l’Italia assumerà la presidenza del G20. Ovvero ancora quando la transizione tra la vecchia e la nuova amministrazione americana non sarà conclusa. In piena emergenza pandemica i temi legati al cambiamento climatico avranno il loro peso. Quando nel 2021 i Venti si troveranno a Roma l’amministrazione americana potrebbe essere già rientrata negli accordi di Parigi così come potrebbe  - visto che si parlerà anche di migrazioni- aver già rivisto il muslim ban, ovvero le ordinanze di Trump, divenute poi legge, che vietano l’ingresso in territorio americano ai cittadini di alcuni paesi musulmani.

Ma la reazione del M5S, primo partito di maggioranza, alla vittoria di Joe Biden è stata a dir poco confusa. Il Movimento prosegue nella linea neutrale assunta durante la campagna elettorale quando, al motto del “vinca il migliore”, ha fatto storcere il naso sia a Donald Trump, che ha considerato “Giuseppi” suo amico proprio perché espressione dei 5S, sia a Joe Biden che comunque sì è consolato con lo sperticato tifo di Matteo Renzi e il convinto sostegno di Nicola Zingaretti. 

Anche se per l’Italia nulla cambia non c’è dubbio che l’interlocutore a Palazzo Chigi ha il suo peso. Conte ieri l’altro si è mischiato nella congratulazioni con i leader europei anche se poi ha voluto ribadire - a scanso di equivoci- i complimenti a Joe Biden anteponendoli a quelli riservati al popolo americano per la splendida prova di democrazia. 

Pensare che Oltreoceano riescano a distinguere, con la nostra stessa capacità entomologa,  le differenze tra il Conte1 e il Conte2 è illusorio. Così come che riesca a comprendere la differenza che c’è tra il Luigi Di Maio ministro dello Sviluppo Economico e il Luigi Di Maio. O se i viaggi In Iran e in America Latina servano al Di Battista giornalista o al Dibba politico.Non a caso Washington negli ultimi anni ha sempre guardato più al Quirinale che a Palazzo Chigi. Così come hanno fatto Parigi e Berlino. 

Restare “neutrali” tra i due, come i Cinquestelle, rischia però di non giovare a lungo. Soprattutto perché la “neutralità” grillina si riflette su molti altri dossier. A cominciare da quello cinese. Con Trump alla Casa Bianca i paesi europei hanno usato l’unilateralismo americano continuando a muovere in autonomia nei rapporti con il Dragone. Washington assumeva decisioni senza consultare gli alleati i quali si sono sentiti più o meno in dovere di fare altrettanto. 

Con Biden la “musica” potrebbe essere diversa: concertazione con gli alleati europei, con il Giappone e i paesi asiatici vicini agli Usa per poi muoversi contro l’economia e la tecnologia cinese in maniera compatta.

All’Italia dei gilet gialli, dei fans di Maduro, del Russiagate, delle Vie della Seta non resta che mettersi in scia, se non dietro, la Cancelliera Merkel e il presidente francese Macron. E magari organizzare un bel G20. Anche perché in Italia c’è il sole e si mangia bene.

Ultimo aggiornamento: 10:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA