Anna Guaita
QUEST'AMERICA di
Anna Guaita

 L'America che sfida gli stereotipi

Lunedì 10 Agosto 2015
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  Da quando sono venuta a vivere negli Usa, molti anni fa, mi sono spesso stupita di come questo Paese spesso non corrisponda al quadro che ci siamo fatti. Ad esempio, negli anni Ottanta, appena arrivata da un Paese come il nostro dove le ideologie erano ben delineate - sinistra, centro e destra non si accavallavano – fui sorpresa dal fatto che qui ci fossero repubblicani che su vari temi potevano essere più progressisti di alcuni democratici, e democratici che combattevano battaglie tipiche della destra. E’ vero che da allora tante cose sono cambiate e questo confondersi dei connotati è più raro. Ma alle volte sopravvive, tant'è che si parla di Stati color porpora, cioé  quelli che non sono del tutto blu (democratici) o del tutto rossi (repubblicani). Proprio in questi giorni ho seguito come sia stata accolta la nuova iniziativa di Obama e dell’Ente Protezione Ambientale (Epa) sulle centrali elettriche inquinanti. Un terzo dell’anidrida carbonica prodotta negli Usa proviene da queste centrali, e nella quasi totalità proviene dalle vecchie centrali a carbone. L’iniziativa di Obama chiede cambiamenti graduali per raggiungere un taglio delle emissioni delle centrali del 32 per cento entro il 2030. Le reazioni di alcuni governatori – repubblicani in testa - sono state furibonde. E fra questi spiccava il governatore del Texas Greg Abbott che ha accusato Obama di “abuso di potere” e di voler “minacciare i principi del libero mercato su cui questo Paese è stato costruito”. Dalla sua reazione, chi penserebbe mai che invece proprio il suo Stato è all’avanguardia nel disfarsi di vecchie centrali, ed è il principale produttore di energia eolica degli Usa, e il sesto del mondo? Dici Texas e pensi petrolio. Non più. Invece da ora dici Texas e dovrai pensare a energie rinnovabili, e infatti lo “Stato della Stella Solitaria” viene preso ad esempio non solo da altri Stati del Paese, anche alcuni molto più progressisti e (si crederebbe) più pronti a balzare sul carro delle energie rinnovabili, ma anche dal Canada. Esponenti politici dello Stato canadese dell’Alberta, dove l’industria molto discussa dell’estrazione petrolifera dalle sabbie bituminose è in crisi per il calo del prezzo del greggio, stanno studiando l’esempio texano, un altro Stato con un forte passato petrolifero che è stato capace di affrontare il nuovo e farci anche molti soldi. Quasi 20 mila posti di lavoro oggi in Texas vengono dai sei grandi impianti eolici, che dalle pianure spazzate dal vento nell’ovest dello Stato trasferiscono abbastanza energa elettrica per coprire il 20 per cento dei bisogni della popolazione texana. Le società dell’energia affittano i terreni, e i proprietari che non sapevano come usarli, ci guadagnano bene. Tutti si dicono contentissimi. E tra breve anche le grandi industrie presenti in Texas passeranno all’eolico, la Hewlett Packard in testa, i cui cinque “data center” useranno energia rinnovabile (quanto a inquinamento, in toto i centri equivalgono a circa 43 mila case private). Guardiamo invece nel campo opposto: lo Stato del Massachusetts, uno dei più liberal del Paese, ha accolto il piano di Barack Obama con lodi sperticate. E tuttavia, l’unico impianto a energia eolica che doveva esservi costruito, non è andato in porto, per le resistenze di una popolazione liberal, che non voleva vedersi il panorama “rovinato” dalle eliche. La centrale eolica doveva nascere nella Baia di Nantucket, compresa fra Cape Cod e le isole di Martha’s Vineyard e Nantucket, il luogo di vacanza dell’elite democratica, a cominciare dal clan Kennedy. Ma dopo quindici anni di lotte e dibattiti, il piano è stato abbandonato. Come dicevo: il quadro che ci facciamo non corrisponde sempre alla verità. E questo ne è un esempio: il Texas conservatore e petrolifero è un leader mondiale di energia alternativa, il Massachusetts liberal e ambientalista ha ceduto ai capricci di un gruppo di radical-chic. Ultimo aggiornamento: 00:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA