Andrea Andrei
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Perché l’odio online è una forma di censura

Giovedì 16 Luglio 2020 di Andrea Andrei
In gergo internettiano si chiama “shitstorm” (letteralmente, “tempesta di merda”), ed è un fenomeno tipico - e per la verità molto diffuso - sui social network. Consiste nel riversare su una persona ogni tipo di insulto e di minaccia, con tutti i mezzi possibili, che siano messaggi pubblici o privati, con la classica logica del branco, in cui tutti si sentono legittimati dalle azioni altrui e si muovono in un sostanziale anonimato.

È un fenomeno che colpisce soprattutto personaggi pubblici e giornalisti, ma che spesso diventa una micidiale arma per i bulli nelle scuole. Di solito, a meno che non si tratti di un vero e proprio fenomeno persecutorio ai danni di un singolo, la tempesta dura poco, al massimo qualche giorno, anche se è di elevata intensità. Comunque di sicuro rientra in quelle esperienze che sarebbe meglio evitare.

Perché la shitstorm è, a tutti gli effetti, una forma di violenza. Un’arma, appunto, che spesso viene sfruttata da personaggi famosi o gruppi d’interesse (che siano i tifosi di una squadra di calcio o i fan di una cantante) per reprimere le voci scomode o contrarie. Una sorta di spedizione punitiva 2.0 e quindi, quando fatta contro i giornalisti, una forma di censura a tutti gli effetti. Per questo forse sarebbe ora di cominciare a prevedere delle sanzioni non tanto per i “picchiatori”, quanto per i mandanti. Anche per quelli che usano la violenza fatta contro di loro come scusa per scatenarne dell’altra.

andrea.andrei@ilmessaggero.it Ultimo aggiornamento: 16:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA