Andrea Andrei
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Quell'ipocrisia ogni volta che una libreria chiude

Lunedì 20 Gennaio 2020 di Andrea Andrei
Una libreria che chiude non è mai una bella cosa, né un bel segnale. E il caso della libreria Paravia di Torino, una delle più antiche d'Italia, che abbassa le serrande un'ultima volta. È la storia comune di migliaia di negozi fisici di ogni tipo, che vendono libri come anche abbigliamento, dischi come alimenti. Ne sa qualcosa Bose, l'azienda americana che produce altoparlanti, che ha chiuso i suoi 119 negozi in tutto il mondo. Ma ogni volta che accade a una libreria, parte l'accusa ad Amazon, simbolo di un e-commerce diabolico che fagocita opportunità, posti di lavoro e romanticismo. La verità però è che, piaccia oppure no, l'e-commerce è solo l'espressione di come è cambiato il mercato, che oggi è sconveniente per molti, ma super-conveniente per moltissimi.

L'e-commerce ad esempio permette anche a chi vive in città meno servite di avere accesso a libri e prodotti di ogni tipo, a prezzi convenienti e in tempistiche inimmaginabili fino a dieci anni fa. È espressione della democrazia culturale che è cosa sacrosanta in un Paese civile. E poi, intendiamoci: chi ama le librerie continua a frequentarle. Semmai ciò che ha davvero danneggiato le realtà indipendenti sono i megastore, sempre riforniti e con offerte quotidiane. Un po' come è successo per i negozi di alimentari e i supermercati. Ma è colpa di chi li frequenta o dei negozi che non sanno reinventarsi?

andrea.andrei@ilmessaggero.it Ultimo aggiornamento: 22:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA