Riccardo De Palo
LAMPI di
Riccardo De Palo

Quando Shakespeare scriveva i suoi capolavori durante l'epidemia

Domenica 22 Marzo 2020 di Riccardo De Palo
Cosa scrivono i geni al tempo delle epidemie? William Shakespeare concepì alcuni suoi capolavori, come Re Lear e Macbeth, durante la peste di Londra: è soltanto una teoria, ma suffragata da molti indizi. A sostenerlo è Andrew Dickson, autore di The Globe Guide to Shakespeare, sulle colonne del Guardian. 

Come succede ai nostri giorni, e al mondo del teatro costretto alla serrata a causa di un nemico invisibile chiamato Covid-19, anche in era elisabettiana il palcoscenico era duramente colpito dalle ricorrenti epidemie. Nel 1654, Shakespeare era nato da pochi mesi, e la sua città natale, Stratford-upon-Avon, fu decimato da una terribile pestilenza, nell’estate del 1654.

Nell'epoca inquieta di Shakespeare, al Globe servivano ostriche

Al tempo non si conosceva il veicolo del bacillo yersinia pestis, ovvero le pulci dei topi; e si credeva che fossero i contatti umani a propagare il morbo; così, spesso e volentieri, i teatri erano i primi ad essere chiusi (e nessuno si preoccupava dei roditori). Non solo. Al tempo del Bardo, gli attori e le loro compagnie avevano una pessima fama e i predicatori usavano dire che «la causa della peste è il peccato, e la causa del peccato le commedie». Tra il 1603 e il 1613, il Globe di Shakespeare e gli altri spazi londinesi dedicati al teatro subirono chiusure durate 78 mesi, vale a dire il sessanta per cento del totale. In questi casi, succedeva che intere compagnie fossero obbligate a partire, alla ricerca di città risparmiate dal contagio: dei tour obbligati con il terrore che il morbo continuasse a perseguitare gli attori.

Il Macbeth pop di Jo Nesbø è un poliziotto corrotto

La teoria del Re Lear concepito durante la peste, ovvero da un periodo di quarantena simile al nostro stato di questi giorni,  parte da un fatto: durante l’estate del 1606 ci fu un’epidemia che portò alla chiusura di tutti i teatri londinesi. E il primo spettacolo che fu portato in scena, il 26 dicembre, fu proprio la celebre tragedia di Shakespeare dedicata a un leggendario sovrano britannico. La parola “plague”, peste, non a caso compare in molti passi, come questo: 

Cordelia mia,
su sacrifici come questo nostro
gli dèi piovono incensi…
T’ho ritrovata? Chi vorrà dividerci
dovrà rapire al cielo un tizzo ardente
e, come volpi, scacciarci col fuoco.
Tergiti gli occhi; li divorerà
tutti la peste, carne e pelle, questi,
prima di farci piangere.
Li vedremo morir di fame, prima.
Andiamo, figlia mia.
Ultimo aggiornamento: 23:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA