Riccardo De Palo
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Riccardo De Palo

La lettera inedita di Hemingway, furioso per essere stato censurato dall'editore

Domenica 29 Marzo 2020 di Riccardo De Palo
Ernest Hemingway era noto per il suo carattere burrascoso; non era di certo uno che le mandava a dire. Quando si accorse che il suo libro del 1932 sulla corrida “Death in the Afternoon” era stato manomesso, e il suo linguaggio edulcorato - per la pubblicazione dell’edizione inglese - si sentì oltraggiato e accecato dalla rabbia, proprio come un toro ferito. «Sarò io a prendere la mia maledetta decisione, su cosa voglio e cosa non voglio scrivere - scrisse in una lettera al suo editore Jonathan Cape - non ho alcuna intenzione di vedere il mio libro mandato a puttane». 

La lettera, pubblicata per la prima volta dall'Observer, si trova in un volume di prossima pubblicazione, il quinto (di 17 libri totali) di un’opera che raccoglie l’epistolario completo dello scrittore, a cura della Cambridge University Press, e dedicata al periodo 1932-1934.

Quel 19 novembre del 1932, Hemingway aveva proprio perso le staffe: «Tutto il piacere che avevo di pubblicare il libro in Inghilterra è svanito a causa della sua lettera dello scorso 3 novembre. Non capisce che se un taglio o cambiamento deve essere fatto, sono io a doverlo decidere, se non vuole che il libro venga rovinato»?

Il linguaggio la dice lunga sull’opinione che Hemingway aveva di se stesso. «Se vuole pubblicare altri miei libri, è necessario che capisca questo molto chiaramente. Lei non è il mio vicario. Se il Papa è il vicario di Cristo, è perché il nostro Signore non si trova qui sulla terra per prendere di persona le sue decisioni. Io non sono ovviamente Cristo, ma finché sono qui sulla terra prenderò io stesso le mie decisioni su cosa voglio e cosa non voglio scrivere».

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«Se lei decide - prosegue la lettera - che un libro non sarà pubblicato perché contiene certe parole, e vuole cancellarlo per quella ragione, questa è una decisione di sua pertinenza. Se io credo che questi termini non siano importanti, ai fini della mia opera, e posso cambiarli senza perdere l’effetto o il significato, lo farò senza battare ciglio. Ma che io sia dannato, se mi capitasse di avere un vicario che decide di dare una sforbiciata ai miei libri per compiacere le librerie».

Sandra Spanier, che come editor sovrintende al progetto della pubblicazione delle lettere complete di Hemingway, ha detto all’Observer che si tratta di una «lettera meravigliosa»; lo scrittore era infuriato per la precedente lettera di Cape in cui aveva scritto che «aveva omesso alcune parole “anglosassoni” che sarebbero risultate inaccettabili per il pubblico inglese».

Alcuni esempi. Dove l’edizione americana di Morte nel pomeriggio riportava le parole  go f—k yourselves, (andate a farvi f…) l’edizione inglese di Cape modificava con un go hang yourselves (andate a farvi impiccare), decisamente molto meno efficaci. In altri casi, la stessa parolaccia incriminata  diventava semplicemente blast, e cioè una più presentabile, e banale, “esplosione”. Nella lettera, Hemingway si lamenta anche perché la parola bugger, e cioè “bastardo”, “carogna”, era stata, a sua volta, edulcorata.

Lo scrittore nel 1932 aveva già pubblicato Addio alle armi, che lo aveva reso famoso; non era certo un esordiente; e questo gli conferiva maggiore autorevolezza. In seguito, nel 1954, avrebbe ricevuto il premio Nobel. 

La schiettezza di Hemingway - che aveva conquistato i lettori - si evince anche da altre lettere del volume. Il 7 ottobre del 1932, scrisse ad un amico poeta, Archibald MacLeish, di essere contento che avesse apprezzato il suo libro sulla tauromachia, precisando che il New York Times aveva scritto che era «spazzatura senza senso o qualcosa del genere»; e  «ti fa sentire bene che quei figli di puttana non lo capiscano - finché non ci riescono significa che tu sei avanti rispetto a loro».
 
 
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