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Roma, lupi alle porte della città. «Sono a caccia di cinghiali». Aumentano gli avvistamenti dei branchi

I predatori, spinti dalla ricerca di cibo, aggrediscono anche le pecore e le capre

I lupi alle porte di Roma. «Sono a caccia di cinghiali». Aumentano gli avvistamenti dei branchi
di Giampiero Valenza
4 Minuti di Lettura
Venerdì 1 Luglio 2022, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 12:42

Ormai sono a pochissimi chilometri da Labaro e Prima Porta: attratti dai cinghiali anche i lupi si stanno avvicinando nell’area più urbanizzata della città. Gli esemplari sono almeno una quarantina e girano tra Formello, Sacrofano e Campagnano di Roma. Qui in alcune zone, durante la notte (complici anche le finestre aperte tenute per il gran caldo), c’è chi sente lunghissimi ululati. Ma tra lupi e cinghiali c’è anche una lotta per la sopravvivenza: i secondi si stanno mangiando di tutto e i primi si muovono molto più affamati, tanto che alla fine si fiondano su capre, pecore, galline, oche, quanto trovano, in sostanza, negli allevamenti della campagna romana. 

Il Parco di Veio ha messo in piedi un piano di monitoraggio con fototrappole per capire dove si stanno spostando e ha allestito alcune reti anti-lupo per fare in modo che non attacchino il bestiame. Inoltre, in alcuni allevamenti, ha fornito cani da pastore, maremmani, appositamente addestrati per allontanarli. Buone pratiche per fare in modo che la convivenza in un mondo ormai antropizzato sia la più indolore possibile. Ma altre colonie sono presenti anche all’oasi di Castel di Guido e a Sud, ai Castelli Romani e a Malafede.

DIREZIONE CENTRO

La direzione per i lupi è comunque tracciata: più i cinghiali si spostano verso il centro più anche loro possono sentirne attratti. Per il professor Paolo Ciucci, docente associato di ecologia, gestione e conservazione della fauna selvatica della Sapienza, c’è un fatto da considerare: i branchi di lupi hanno areali che già hanno al loro interno le zone boschive della Capitale. «Lo stesso branco del parco di Veio arriva a frequentare anche le zone del parco dell’Insugherata - dice - E non escluderei la loro presenza in alcune regioni remote di Monte Mario - Il cinghiale è una preda interessante per il lupo, ma zone come quelle di via Baldo degli Ubaldi non possono essere considerate un territorio di caccia». Quindi, se le prede si spostano sotto i palazzi, altrettanto non capita per i predatori. La caccia tra le due specie animali diventa una sorta di partita a scacchi. «Il cinghiale ha molti motivi per entrare in città, perché la considera come un porto franco, sicuro, lontano da lupi, cacciatori, e con cibo di altissima qualità - aggiunge lo studioso - Il lupo preferisce invece rimanerne a distanza perché a quel punto la sua sopravvivenza può essere messa a rischio dagli uomini che possono ucciderlo».

Sta di fatto, però, che la grande massa di ungulati nella cintura più estrema della città può fare da appetitosa calamita. «Un branco di quattro lupi può uccidere un cinghiale adulto: è importante rispettarli e non scacciarli via perché possono essere un’occasione per contenere l’avanzata degli ungulati a Roma e, di conseguenza, anche la peste suina», commenta Andrea Lunerti, etologo. Ormai da anni ha aperto il suo “Rifugio” nelle campagne di Morlupo: un luogo dove fa attività didattica per svelare ai ragazzi tutti i segreti della vita del predatore. Antonello Polinari, 11 anni, è stato colui che ha messo una delle fototrappole che ha ritratto Navarre, un esemplare di due anni che sta girando nella valle per trovare qualcosa da mangiare, trovare una compagna e per mettere su un nuovo branco. «Non sono nemici da combattere, va sfatato il luogo comune del lupo cattivo: l’importante è rispettarli», dice Lunerti che il 9 luglio, proprio a Morlupo, ha organizzato un evento con un disegnatore, Moby Dick, per dipingere una roulotte che andrà nelle aree più urbanizzate e spiegare l’importanza della sopravvivenza del predatore, in cima alla catena alimentare dei boschi dell’hinterland della Capitale.
 

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