DIETA MEDITERRANEA

Forti sbalzi climatici: cala la produzione dell'olio, sugli scaffali non ci sarà 1 bottiglia su 5

Venerdì 18 Settembre 2020

Le anomalie climatiche - dal prolungato maltempo primaverile al caldo torrido estivo - hanno contribuito in maniera decisa soprattutto al Sud, già piagato dagli effetti della Xylella. Così nell’anno nero dell’emergenza Covid, le prime stime della produzione di olio di oliva preannunciano un calo del 22 per cento. E questo a fronte di un record storico, con i consumi raddoppiati in tre decenni: ben 9 famiglie su 10 in Italia infatti lo usano quotidianamente per condire o cucinare. L’olio italiano è d’altra parte il simbolo della Dieta Mediterranea che anche quest’anno si è classificata come migliore al mondo tra i 35 regimi alimentari esaminati dall’U.S. News & World’s Report. Eppure, proprio per i cambiamenti climatici sugli scaffali mancherà una bottiglia su 5 dell’oro verde Made in Italy. Una previsione fosca proprio mentre comincia la raccolta delle olive nelle regioni più produttive (Calabria, Puglia e Sicilia), anticipata per il gran caldo.

La produzione

A fare il punto sono stati Coldiretti, Unaprol e Ismea in occasione della prima spremitura in frantoio a Chiaramonte Gulfi (Ragusa). Si stima una produzione nazionale di circa 287 milioni di chili d’ olio novello rispetto ai 366 milioni di chili della campagna precedente. A pesare è il crollo dei raccolti nelle regioni del Sud, a partire dalla Puglia, dove si concentra circa la metà dell’intera produzione nazionale, mentre nel Centro Nord i numeri sono un po’ ovunque in netto aumento. L’avvio della raccolta rappresenta un momento importante dal punto economico ed occupazionale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo. Il calo produttivo colpisce inoltre un settore che lamenta da una parte il crollo del 44% dei prezzi pagati ai produttori, scesi a valori minimi che non si registravano dal 2014, dall’altra il crollo delle vendite per la chiusura del canale della ristorazione.

L'export

«Tuttavia, il comparto dell’olio d’oliva ha evidenziato una buona capacità di tenuta alla crisi sanitaria - sottolinea Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea: - Alla maggior domanda da parte della Grande distribuzione si è aggiunto un export piuttosto dinamico. Nei primi sei mesi del 2020, la maggior domanda estera di olio imbottigliato è arrivata soprattutto dagli Usa (+28%) e dalla Francia (+42%) e, caso raro per il settore, abbiamo avuto una bilancia commerciale in attivo. Le previsioni per la campagna appena avviata sono di una flessione produttiva accompagnata però da un buon livello qualitativo del prodotto». «Un intervento importante sarebbe l’estensione del pegno rotativo dai soli prodotti Dop e Igp a tutto l’ olio extravergine d’oliva 100% italiano» chiede il presidente di Unaprol David Granieri. Intanto è stato firmato il decreto, annuncia il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe L’Abbate, che stanzia 8 milioni di euro per i frantoi pugliesi che hanno subito danni per le gelate del 2018.

Effetto Covid

«A livello mondiale il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (Usda) - rileva Coldiretti - stima una produzione complessiva di poco più di 3 miliardi di chili, in leggero calo nel confronto con la campagna precedente. Ma se si guarda ai principali concorrenti dell'Italia, la situazione è variegata con la Spagna che dovrebbe produrre tra 1,4 e 1,5 miliardi di chili di olio d'oliva, in aumento rispetto agli 1,25 miliardi dello scorso anno, mentre la Grecia si collocherebbe sui 200 milioni di chili, in calo rispetto ai 300 mln di chili del 2019. In calo anche la produzione in Tunisia». Il calo produttivo «colpisce un settore che ha già pagato - ricorda Coldiretti - un conto salatissimo all'emergenza Covid. A pesare è stato soprattutto il crollo delle vendite per la chiusura del canale della ristorazione, che rappresenta uno sbocco importante per l' olio Made in Italy. Ma la pandemia fa sentire i suoi effetti anche con la necessità di garantire una raccolta sicura con il rispetto rigoroso delle norme anti contagio».

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