Prima la chiude nel bagagliaio dell'auto poi la violenta: l'amante condannato a 6 anni di carcere

Martedì 14 Gennaio 2020 di Alfredo D'Alessandro
Il Tribunale di Chieti
La violenza toccò l'apice quando, dopo essere salito sull'auto di lei con prepotenza, aprì lo sportello lato guida, la trascinò fuori, la chiuse nel bagagliaio e, una volta a casa di lei, dopo averla picchiata, al costrinse a subire un rapporto sessuale. Per questa ed altre accuse ieri un uomo di origine argentina è stato condannato a Chieti a sei anni e 8 mesi di reclusione nel processo con il rito abbreviato dal giudice Andrea Di Berardino. E' stato anche condannato a risarcire i danni alla parte civile, in separato giudizio, ma nel frattempo dovrà versarle 30 mila euro a titolo di provvisionale. Il pubblico o ministero Lucia Campo aveva chiesto sei anni. L'uomo è assistito dall'avv. Antonio Di Blasio, la vittima, di Chieti, si è costituita parte civile assistita dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, ed ha chiesto un risarcimento complessivo di 300mila euro.

«Il punto non sono certo soldi - ha commentato dopo la sentenza l'avv. Solinas. Ciò che ci interessava è che si facesse giustizia». L'imputato, che è sottoposto al braccialetto elettronico e che per questa vicenda era stato raggiunto prima dal divieto di avvicinamento quindi era stato arrestato per averlo violato, ieri era in aula. Nei suoi confronti è scattata, proprio in conseguenza dell'episodio di violenza sessuale, anche l'accusa di lesioni personali poichè picchiando la donna le aveva provocato traumi e ferite guaribili in trenta giorni. Ma era anche accusato di stalking: dopo una breve relazione con la donna e non avendo accettato la decisione di lei di interrompere la relazione, recita l'imputazione, si appostava sotto l'abitazione dei genitori di lei, le inviava foto che lo ritraevano all'intero della chiesa che si trova dinanzi all'abitazione dei genitori, le segnalala la sua presenza invitandola ad incontrarlo.

E ancora: stava per ore appostato nei pressi dell'abitazione della vittima, del luogo in cui lavorava, davanti alla scuola frequentata dai figli ingenerando nella donna un forte stato di ansia. Per lei la vita era diventata un inferno, anzi per dirla con le sue parolea "un incubo senza fine" : se non avesse ceduto alla pretese dell'uomo, questa era la minaccia, lui avrebbe informato il marito e i genitori di lei del rapporto che c'era stato, in modo da farle perdere i figli. Se invece "faceva la brava" il loro segreto sarebbe rimasto tale. Quando lei provava a sottrarsi al suo controllo ossessivo, le voci che sentiva (era l'altra minaccia) lo spingevano a fargliela pagare facendole del male. Quando poi, un giorno lei, disperata dopo aver subito un abuso, gli disse che pur di sottrarsi a quell'inferno avrebbe raccontato tutto a suo marito, l'imputato inscenò un tentativo di suicidio, non prima però di aver telefonato al fratello e al marito di lei per avvisarli del gesto che avrebbe compiuto di lì a poco. In un'altra occasione, stando a quanto denunciato dalla donna, il 37enne avrebbe preso un coltello o dalla cucina dicendole che lo avrebbe usato per uccidere suo marito. Lei allora gli si scaglio contro per disarmarlo e lui restò ferito.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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