Pescara, arriva la cura per il Covid: a breve gli anticorpi monoclonali. Ecco a chi verranno somministrati

Giustino Parruti
di Monica Di Pillo
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Mercoledì 24 Marzo 2021, 08:33

Sono in arrivo anche all’ospedale di Pescara gli anticorpi monoclonali, tra i farmaci ritenuti capaci di fornire un utile supporto alla terapia dei pazienti affetti da Covid. A confermarlo è il professor Giustino Parruti, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara e referente del Covid Hospital, che spiega: «Sono sostanze che agiscono con lo stesso principio con cui il sistema immunitario reagisce verso un’aggressione esterna e rappresentano uno strumento in più, complementare al vaccino. I dati degli studi a oggi pubblicati indicano che il beneficio è nei soggetti non ospedalizzati, quindi l’utilizzo è indicato in contesti più precoci della malattia o negli asintomatici, al fine di ridurre la carica virale dei pazienti ed impedirne il peggioramento. In particolare questi farmaci sono destinati a soggetti con una malattia lieve o moderata, ma ad alto rischio di sviluppare una forma grave di Covid, a causa di altre patologie croniche concomitanti all’infezione».

Gli anticorpi monoclonali sono molecole biologiche in grado di riconoscere, legare e neutralizzare in maniera specifica un determinato antigene e sono creati in laboratorio da cellule “immortali”, ottenute dalla fusione di una cellula che produce il linfocita B e una cellula trasformata con vita e capacità di produrre anticorpi, potenzialmente illimitati. La stessa Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie ha accolto con grande attenzione e soddisfazione la diffusione dei protocolli e l’avvio della somministrazione degli anticorpi monoclonali.

«Noi li abbiamo richiesti alla Regione – continua Parruti – e siamo in attesa che ci vengano distribuiti, non sappiamo ancora quante dosi spetteranno al nostro ospedale. Ma in base ai quantitativi dovremo selezionare i pazienti a cui somministrarlo che, ripeto, sono allo stadio iniziale della malattia, anche asintomatici, e presentano quadri clinici tali da avere una grande possibilità di sviluppare forme severe del virus, con una grave compromissione del sistema respiratorio». 

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