TERREMOTO

Geotermia, insulti e minacce ai sindaci da un imprenditore: scatta l'esposto in Procura

Martedì 2 Giugno 2020
Uno striscione contro la geotermia a Marta
Prima, gli insulti. Tra gli epiteti usati per apostrofare i 30 sindaci che, tra il Viterbese e il Ternano, si sono uniti per dire no alla geotermia ci sono: “terroristi”, “somari con la fascia”, “dementi”, “idioti”. Quindi, le accuse: “politici corrotti”. Infine, le minacce: “Io a quel somaro con la fascia darò una lezione che non se la scorderà. Ha giocato troppo sull’ignoranza delle persone, ora arriva la punizione esemplare”.

L’autore è Diego Righini, manager della Itw Geotermia Italia spa, società che ha presentato i progetti pilota di Torre Alfina, frazione di Acquapendente, e di Castel Giorgio (Terni). a poche centinaia di metri dal primo sito.

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L’imprenditore, sul suo profilo Facebook, se la prende anche con la stampa. A commento dell’intervista apparsa su queste colonne al vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, si esprime così: “Terrorismo becero da parte del Messaggero, i giornalisti non studiano non si documentano non chiedono a chi a (è scritto esattamente così, ndr) progettato, però scrivono. Penosi!”.

Ma i sindaci non hanno intenzione di limitarsi solo a stigmatizzare pubblicamente un simile atteggiamento. “Già in passato, per le offese subite, ho presentato denuncia contro Righini. L’udienza ci sarà a settembre. Ma le minacce sono cosa più grave: stiamo valutando con gli altri colleghi di presentare un esposto alla Procura della Repubblica”, annuncia il primo cittadino di Acquapendente, Angelo Ghinassi, bersaglio prediletto insieme all’omologo di Bolsena, Paolo Dottarelli.

“Non è la prima volta che Righini si rivolge con queste parole a noi sindaci. Questo suo modo di offendere e minacciare – continua Ghinassi – è controproducente per la sua causa: sta generando nella popolazione avversione totale nei suoi confronti e verso la geotermia, per i timori di sismicità indotta e di inquinamento del lago. È riuscito a consolidare un’alleanza tra 30 sindaci, una cosa senza precedenti: siamo tutti concordi nel dire no alle 18 concessioni minerarie e alle altrettante domande che si stanno perfezionando per avviare trivellazioni intorno al lago di Bolsena”. Gli amministratori, oltre alle vie legali, hanno scritto a Governo, Regione e Protezione civile per chiedere di fermare tutto.

Anche Dottarelli bolla come “inaccettabili” i termini usati da Righini. “La nostra è una battaglia per la difesa del territorio: è quello che da sindaco ho il dovere di fare. Se – commenta il primo cittadino di Bolsena – vogliamo confrontarci sui temi tecnici va bene, ma le offese e le minacce personali no. Sono diversi mesi che subiamo, adesso basta: sarà un legale a difenderci e ad adottare le misure necessarie”. Ultimo aggiornamento: 20:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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