«Fedeli non ha aggredito il suo assassino»

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Maria Letizia Riganelli
La scena del delitto
«Norveo Fedeli non ha aggredito il suo assassino con un coltello». Il medico legale Giancarlo Carbone, perito nominato dal Tribunale, in oltre 4 ore di esame ha messo diversi punti fermi sulla dinamica dell'omicidio di via San Luca. Il 3 maggio 2019 Fedeli, settantenne proprietario di un negozio di abbigliamento in centro, viene trovato morto nella sua jeanseria. A ucciderlo un ventenne americano, Micheal Pang, che fermato il giorno dopo confessa il cruento l'omicidio. La difesa del texano, avvocati Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi, fin dal primo momento parla di una possibile aggressione da parte della vittima, tanto più che sulla scena del crimine furono rinvenuti due piccoli coltellini multiuso.

Il perito, analizzando le ferite riportate da Pang e i vari oggetti repertati durante i sopralluoghi nel negozio, ha escluso categoricamente che la vittima - i cui familiari si sono costituti parte civile, assistiti dall'avvocato Fausto Barili - abbia colpito l'assassino da dietro e con uno dei coltellini. «Pang presentava lievi ferite - ha affermato Carbone - una sulla guancia sinistra, sul torace sinistro, sul gomito e mano destra e sul pollice. Ma posteriormente non c'erano le lesioni le lividi. Nessuna delle ferite, tutte superficiali, sono compatibili con i coltellini. Secondo la mia opinione, quelle sul petto sono compatibili con una mano che in atto di difendersi tenta di scansare l'aggressore e lascia dei segni come graffi. La ferita è infatti semicircolare e riporta 5 tratti. Nessuna lama potrebbe averlo fatto». Carbone ha anche dato una possibile ricostruzione della ferita che Pang presentava alla mano. «La lesione è lacero contusa come se fosse stata causata da una punta che infilandosi strappa il tessuto. Probabilmente mentre teneva con la mano destra lo sgabello si è ferito. E la lesione sul pollice potrebbe essere compatibile con una delle viti della seduta». Il perito ha analizzato anche i due sgabelli trovati nel sopralluogo. Uno in particolare, quello di plastica e acciaio senza schienale, è stato oggetto di attenzione. «Lo sgabello modello Ikea era ricoperto di sangue che ha reso scivolosa la presa e lavato via alcune impronte». Secondo l'accusa questa seduta sarebbe stata utilizzata dall'imputato per colpire ripetutamente la vittima. Tanto che fu trovato in pezzi. La ricostruzione però è stata contestata dalla difesa: sulla gamba dello sgabello dove ci sarebbe stata una vite in sporgenza e su cui si sarebbe ferito la mano destro ci sarebbe l'impronta del palmo sinistro.

«Oggi abbiamo chiarito due punti fondamentali - ha commentato l'avvocato Barili - che Fedeli non ha aggredito Pang né da dietro né con un coltello, definito dallo stesso perito incapace di incidere perfino la carta. Come l'imputato si sia procurato quelle lievissime ferite non credo rilevi sul caso in esame». Il processo continuerà a metà luglio con i primi testimoni della difesa. L'avvocato Sicilia, ieri, ha chiesto di poter sentire anche la madre dell'imputato in video conferenza dall'ambasciata italiana. La Corte deciderà nelle prossime udienze.
  Ultimo aggiornamento: 16:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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