Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Chiudono i centri di ospitalità per migranti nel Viterbese. I gestori: «E' la fine dell'accoglienza»

Chiudono i centri di ospitalità per migranti nel Viterbese. I gestori: «E' la fine dell'accoglienza»
3 Minuti di Lettura
Martedì 5 Marzo 2019, 13:35
«Dovremo garantire solo vitto e alloggio, in pratica saranno alberghi per disperati». Le direttive del ministero dell'Interno non facevano presagire nulla di diverso, ma una volta letto il nuovo bando della Prefettura per l'accoglienza dei migranti, molti operatori dei centri di accoglienza (Cas) hanno iniziato a studiare le carte per capire se vale la pena continuare.

Il consorzio Gruppo Intercasa Gea ha già ufficializzato la sua decisione al Palazzo del governo: dal 28 aprile non farà più accoglienza. Altri, come l'Arci, stanno valutando il da farsi. L'avviso, valido per un biennio a partire dal primo maggio e fino al 30 aprile 2021, si basa su una previsione di 1.500 posti per richiedenti asilo, suddivisi in tre tipologie di strutture: 525 per le singole unità abitative, 450 per i centri con capacità massima di 50 ospiti; e ancora 525 per quelli fino a 300. Drastica la riduzione degli importi previsti: si è scesi dagli attuali 35 euro a 18 euro pro capite al giorno per appartamenti singoli, 23 euro per i Cas fino a 50 ospiti; 21,90 euro per le strutture tra i 51 e i 300 migranti ospitati. A queste somme va aggiunto il pocket money di 2,5 euro al giorno corrisposto agli ospiti.

«Non ci saranno più i servizi finora garantiti. Non sono previste - spiegano da Intergea - le lezioni di italiano e nel bando non compare nemmeno il mediatore culturale, ma si suppone resti. Il compito dei centri di prima accoglienza sarà solo garantire cibo e pernotto». Per l'assistenza sanitaria è richiesto solo un medico deputato ai controlli ma, visto il budget, molti operatori si affideranno a quelli della Asl. Non sono neanche contemplati corsi o laboratori di alcun tipo. Persino la copertura da parte del personale è dimezzata: ci sarà un operatore per 8 ore al giorno e 4 di notte. Per il resto, i migranti saranno soli nelle strutture.

Chi trova un lavoro, verrà allontanato: la Prefettura ha già chiesto di ricevere l'elenco di chi ha un reddito. All'Arci si incontreranno oggi per decidere. «Stiamo leggendo l'avviso che - spiega Alessandra Capo - dipende dalle linee guida volute dal ministro Salvini. Per come è strutturato il bando, il nostro lavoro si ridurrebbe a mera gestione di albergo. Non è prevista la scuola di lingua né gli altri servizi che sinora andavano garantiti per favorire l'integrazione». Inoltre, la parte economica secondo l'Arci «è ridotta ai minimi termini e così la gestione in accoglienza diffusa è complessa, se non insostenibile».
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA