Roma, feriti e urla all’ospedale San Camillo ma è solo un’esercitazione

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«Io voglio vedere mia sorella, non potete lasciarci qui senza darci notizie», urla una donna disperata all'entrata del San Camillo. «Cosa mi volete fare? Mi amputate la gamba? No, no», grida una ragazza, tutta insanguinata, una scheggia che esce da un ginocchio, mentre l'infermiera la rassicura: «Tranquilla, non è nulla». Attorno il chiasso delle sirene, continuano ad arrivare ambulanze, è esploso un palazzo, ci sono molti feriti ed è scattato il Pemaf, il Piano di emergenza per massiccio afflusso. Sono le 15, ma per fortuna è tutta una finzione: i feriti sono stati truccati, i parenti in lacrime che chiedono informazioni sono bravi attori, ma non si sta girando un film, semplicemente è in corso una grande esercitazione per verificare che il sistema dell'emergenza sia pronto a rispondere in caso di un evento con molte persone ferite. Per questo, ieri pomeriggio tutto si è svolto come fosse stato reale, con il pronto soccorso del San Camillo che continuava comunque a occuparsi anche dei malati e dei feriti veri.

Coinvolti nell'esercitazione anche l'Ares 118, la Cri, il dipartimento di Protezione civile e i vigili del fuoco. Ha spiegato Alessio D'Amato, assessore regionale alla Salute: «Ogni tanto certi meccanismi vanno messi alla prova, proprio per essere pronti in caso di necessità». In un'area del Forlanini è stato simulato il crollo con esplosione di una palazzina. Prima intervengono i vigili del fuoco che isolano e mettono in sicurezza l'area, estraggono i feriti dalle macerie. Poi, entrano in campo gli operatori del 118: viene allestito un Pmo (posto medico avanzato) mentre cinque ambulanze e due automediche trasportano a sirene spiegate i feriti (quattro codici rossi, quattro gialli e 10 verdi) al pronto soccorso del San Camillo.
Qui, osservano con attenzione che tutto vada bene i dg dell'Ares 118 (Maria Paola Corradi) e dell'Ospedale San Camillo (Fabrizio D'Alba), ma anche alcuni funzionari del Ministero della Salute. I feriti sono stati truccati, sembrano davvero insanguinati, sono volontari che recitano e hanno le stesse reazioni di chi è stato coinvolto in un disastro, proprio per testare la capacità di risposta dei medici e degli infermieri del San Camillo. Una signora si lamenta, una ragazza urla, un'altra piange. In meno di un'ora tutti vengono stabilizzati nell'area del pronto soccorso che, in caso di evento con massiccio afflusso viene svuotata e riservata all'arrivo dei feriti. «Per la prima volta - spiega D'Amato - sperimentiamo una innovativa app, con un tablet a disposizione degli operatori dei soccorsi, che consente di tracciare i feriti: viene applicato una sorta di bottone al paziente, con un codice che poi viene riconosciuto anche al triage». Nel corso dell'esercitazione oltre al pronto soccorso, vengono coinvolti anche i blocco operatorio polispecialistico, la radiologia d'urgenza e la patologia clinica. E al primo piano alcuni psicologi e medici (veri) rispondono alle richieste dei parenti (finti) dei feriti (veri). Il sistema prevede per loro un'area riservata, perché non compromettano il lavoro del pronto soccorso. Ma gli attori-volontari che interpretano il ruolo dei familiari angosciati sono talmente bravi che a un certo punto davvero non credi che sia solo un'esercitazione.
Mauro Evangelisti

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