Coronavirus, Milano resiste: "solo" 279 casi in più. Gallera: «Dati lombardi in forte crescita»

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La trincea di Milano deve reggere, «resistere» perché «immaginate il crollo di una città da 1,4 milioni di abitanti cosa produrrebbe sul sistema sanitario, sarebbe un disastro». L'appello drammatico, indirizzato ai concittadini chiamati a combattere restando in casa, lo lancia al mattino il sindaco Giuseppe Sala. Nel pomeriggio, nella giornata più dura per la Lombardia che da oltre un mese ormai lotta contro il Coronavirus, con il triste record odierno di 546 morti dopo i 381 di ieri, arrivano implacabili anche i dati del capoluogo lombardo e dell'hinterland: 4672 i Covid positivi, 868 più di ieri con una crescita che non era stata mai così alta.

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Numeri preoccupanti in linea con la «forte crescita», come ha spiegato l'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, di tutta la regione (25.515 positivi, 3.251 in più rispetto a ieri), Brianza compresa, tranne che nel Lodigiano, dove si partì subito con la 'zona rossà. Numeri, tuttavia, già messi in conto dagli esperti del Pirellone: «Ci avevano detto che i giorni più duri - ha spiegato l'assessore - sarebbero stati sabato e domenica, ossia il 13esimo e il 14esimo giorno dall'introduzione delle misure di contenimento». C'è, dunque, anche la possibilità di vedere una luce in fondo al tunnel.

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«Da lunedì in poi dovrebbe essere il momento di riduzione dei contagi», ha rassicurato Gallera. Tra l'altro, ha chiarito, «i tamponi sono la fotografia di qualche giorno fa, non è la situazione di oggi». Una fotografia che su Milano città dà conto di 1829 contagiati, in crescita di 279 su ieri. «Un dato alto, ma inferiore a quello degli ultimi giorni», ha chiarito sempre l'assessore. «Su Milano la voce che arriva dai pronto soccorso evidenzia la stabilità di queste ore», ha detto ancora, confidando che «i dati inizino a ridursi tra domani e lunedì». Lo stesso Sala, tra l'altro, aveva già avvertito che la battaglia al Coronavirus «è una lunga maratona e non uno sprint», ringraziando «i milanesi che stanno facendo la loro parte».

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La città, intanto, che vive come in uno stato di guerra silenzioso, mentre dramma, fatica e dolori si consumano negli ospedali messi ogni giorno sotto pressione, si è risvegliata stamani con lunghe code sin dall'alba davanti ai supermercati. Non sono bastate le rassicurazioni sul fatto che resteranno aperti anche nel fine settimana, con Sala che ha garantito: «sto facendo la mia parte, facendomi sentire dal governo». Chiudere «in determinati orari i supermercati genera code e non aiuta sicuramente a fermare la mobilità ma anzi si crea assembramento, che va evitato», gli ha fatto eco il vicepresidente della Lombardia, Fabrizio Sala, mentre qualche punto vendita in autonomia ha già deciso di limitare le aperture. Il vero nodo resta, comunque, anche per Massimo Galli, direttore di Malattie Infettive del Sacco, «la battaglia Milano» fondamentale «per riuscire a uscire per tempo, bene e presto da questa emergenza», per evitare in pratica che collassi il sistema sanitario, già messo a dura prova in altre aree della regione. Da qui, proprio la richiesta continua dell'amministrazione regionale di misure più dure per arrivare alla chiusura anche di attività produttive e uffici. «Ci aspettiamo nel week end un provvedimento più restrittivo da parte del governo, altrimenti faremo da soli», ha detto Fabrizio Sala. «Fontana sta ragionando in maniera molto importante sulle mosse da fare», ha aggiunto Gallera. Nella stessa città, nel frattempo, da un lato della barricata ci sono quei medici, come Emanuela Cataudella del pronto soccorso dell'ospedale San Carlo Borromeo di Milano, che raccontano di essere «stanchi, feriti nel fisico e nell'anima» e dall'altro quei runner che ancora, malgrado gli ultimi divieti, vanno a correre nei parchi, o quel 37enne denunciato perché si era messo a pescare in Darsena perché «a casa mi annoiavo».

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