ROMA

Disastro Capitale, monsignor Libanori: «difficile non vedere che la città sta soffrendo»

Giovedì 20 Giugno 2019 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano  - Domenica pomeriggio Papa Francesco sarà a Casal Bertone per la solenne processione del Corpus Domini, uno di quei quartieri in cui il movimento 5 Stelle ha perso terreno facendo avanzare la Lega e tanta rabbia. Colpa dei problemi che si sono accumulati in questi tre anni, dal traffico alle buche, dall'immondizia, alla scarsa sicurezza legata alla presenza dei campi rom. «Il Papa ha scelto di andare in periferia perché lì ci sono le sofferenze delle persone, la vita vera, ed è un segno di attenzione ai romani, un modo per manifestare loro vicinanza» dice uno dei vescovi ausiliari di Roma, padre Daniele Libanori, gesuita, che domenica (anche lui) sarà al solenne rito che ripercorre un po' la scelta storica di Paolo VI di andare ai margini di Roma per il Corpus Domini, quando ancora c'erano le baracche, proprio per portare il focus sui problemi delle persone più fragili socialmente. 

«Lo stesso gesto lo compie Papa Francesco. La gente ogni giorno da queste periferie affronta viaggi complicati per andare al lavoro. Il centro storico è bellissimo, pieno di uffici e praticamente assediato dai turisti. I romani che ci vivono non sono tantissimi, il grosso è nelle zone periferiche».

La Chiesa, quindi, si è accorta di quanto i romani stiano soffrendo in questo periodo, visto che la città non è mai stata più sporca, abbandonata, lasciata andare...

«Roma è molto sofferente, lo sappiamo bene. Forse non di più che in altre città metropolitane, ma certamente qui tanti problemi si sono acuiti col tempo e si sono accavallati. La realtà la vediamo, è sotto gli occhi di tutti. La gente vive ogni giorno queste angosce, questa grande fatica».

Persino l'Osservatore Romano, giornale prudentissimo, la scorsa settimana giustamente si lamentava del traffico e di altre magagne, sostenendo che a Roma non è come nelle altre capitali europee..

«C'è patimento. Tanta sofferenza. Noi come Chiesa insistiamo per un rinnovo morale, invitiamo l'uomo a riflettere perché senza Dio non c'è salvezza e non si salverà da solo. Noi insistiamo sulla conversione personale, invitiamo a mettere in discussione il proprio stile di vita. Ma la nostra attenzione si ferma qui».

Nessun giudizio su questa amministrazione?

«Non ne ho le competenze. Posso parlare di fatti incontestabili. Roma è sporca, ci sono autobus che prendono fuoco, strade dissestate, cumuli di immondizia, degrado. Perché è cosi? Bisognerebbe chiederlo agli amministratori ma poi mi pare di capire che non ci siano le risorse».

Allude al decreto Salva Roma?

«Mancano le risorse e forse non à questione di strategia. A me personalmente colpisce sempre il disagio delle persone che incontro, ascoltandole. Il racconto di certi trasferimenti urbani che diventano odissee, dove per raggiungere l'ufficio si perdono ore e ore nel traffico, tutto tempo sottratto alla famiglia, allo svago, alle relazioni interpersonali».

Che era poi quello che diceva l'Osservatore...

«E ha fatto bene a farlo notare. Ma non ho le competenze per giudicare nel merito una amministrazione di una città complessa come Roma e poi, le posso dire una cosa?»

Prego...

«Anche se avessi una opinione la terrei per me».

E' mai stato di recente a Milano? Almeno lì la metropolitana funziona, le fermate del centro sono aperte, la gente sale su carrozze dove c'è l'aria condizionata...

«Se male di quello la scorsa settimana sono stato a Mosca. Una metropoli molto più grande di Roma. Non c'è una cartaccia per strada. Se qualcuno sporca i vigili intervengono e probabilmente c'è anche una altra cultura civica».

Colpa dei romani che sono maleducati..

«Dico che si tratta di situazioni complicte, difficilmente sintetizzabili in un unico giudizio. Roma non può reggere migliaia e migliaia di veicoli che transitano ogni giorno in centro in una realtà urbana sostanzialmente medievale. A questo si aggiungono auto in doppia fila, gente che parcheggia sulle strisce, nei posti per gli handicappati. Io chiedo di riflettere su tutto questo. Questa città anche per una certa cultura di sottofondo porta tanta gente a chiudersi in se stessa, a pensare al proprio piccolo tornaconto, senza alzare lo sguardo e alimentare la comunione, guardando al bene comune, avere un maggiore senso di comunità che - ahimè - si sta indebolendo».

 

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