Palazzo di Londra, Crasso non si farà interrogare: «Senza il mio pc ancora sotto sequestro non riesco a difendermi»

Palazzo di Londra, Crasso non si farà interrogare: «Senza il mio pc ancora sotto sequestro non riesco a difendermi»
di Franca GIansoldati
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Mercoledì 20 Aprile 2022, 17:54

La prossima settimana riprenderà in Vaticano il cammino (accidentato) del maxi processo per il famoso palazzo di Londra ma già si palesano all'orizzonte diversi problemi. Il finanziere svizzero Enrico Crasso - attraverso una eccezione di nullità del diritto di difesa - ha fatto sapere che non presentarsi il 28 aprile all'interrogatorio fissato dal presidente del Tribunale, Giuseppe Pignatone.

Il motivo? E' legato al fatto che ad oggi, nonostante tutte le reiterate richieste al Promotore di Giustizia di poter accedere alla documentazione sequestrata per potersi difendere, sono cadute nel vuoto. In pratica Crasso – il finanziere al quale la Santa Sede si è appoggiata per l'amministrazione dei fondi riservati della Segreteria di Stato – chiedeva di verificare la corrispondenza contenuta nel suo computer personale che gli era stato sequestrato due anni fa.

Il suo difensore Luigi Panella, ha spiegato che è superfluo osservare che la scelta del Promotore di Giustizia di non depositare il computer sequestrato in cancelleria, come sarebbe previsto dall'ordinamento «ha pregiudicato gravemente ogni prospettiva di accertamento della verità nel presente processo. Il vulnus del diritto di difesa di Crasso non è ovviamente limitato alla preparazione del suo interrogatorio, ma si estende a tutte le attività difensive che lo riguardano, tra le quali a titolo esemplificativo, l'esame degli altri imputati e dei testimoni, la consulenza tecnica e persino la discussione finale. In sintesi, tutta la difesa di Crasso nel presente processo risulta gravemente pregiudicata» si legge nel documento.

Di conseguenza il finanziere non intende presentarsi in Vaticano fino a quando «saranno lesi i suoi diritti alla difesa». Il tema del giusto processo è stato più volte sollevato nel corso di questi mesi da tutte difese. Il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, chiamato in causa direttamente dal Presidente del Tribunale ha riferito in aula che rientra nelle sue facoltà decidere cosa depositare o meno, con buon a pace di tutti. Papa Francesco attraverso quattro differenti Rescripta - interventi normativi - ha di fatto esteso il potere decisionale del Promotore al di fuori delle leggi vaticane in vigore.

A gennaio l'Ufficio del Promotore di Giustizia – dopo avere disatteso l'ennesimo l'invito del Presidente del Tribunale a fornire la documentazione richiesta – ha spiegato in una memoria di tre pagine (firmata da Alessandro Diddi, Roberto Zanotti, Gianluca Peronei) i motivi per i quali non intendeva farlo: «La copia rilasciata alle parti riproduce integralmente il compendio documentale prodotto agli atti del giudizio e rispondente al materiale usato ai fini processuali» si legge nella memoria. In pratica il materiale rilasciato è solo una minima parte di quello sequestrato, una specie di sintesi ma non l'integrale. Anche il presidente del Tribunale Pignatone aveva annotato che di quei 250 oggetti informatici sequestrati (e ancora chiusi a chiave in una cassaforte) ne erano stati resi disponibili «solo copie parziali».

Al centro del m axi processo vi è la ingarbugliata vicenda dell’investimento della Segreteria di Stato. Sotto processo ci sono dieci imputati (tra funzionari della Segreteria di Stato, finanzieri, un sacerdote e il cardinale Angelo Becciu) e quattro società coinvolte, e le accuse vanno a coprire reati diversi dalla truffa al peculato. Si sono anche costituite come parti civili la Segreteria di Stato, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, l’Istituto per le Opere di Religione e persinol’Autorità di Sorveglianza e Informazione Finanziaria.

Il promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha ipotizzato una stima delle perdite nell’investimento sul palazzo di Londra di Sloane Avenue che ammonterebbero a 217 milioni di euro. L’ultimo bilancio della Curia Romana ha annotato, comunque, che la Santa Sede ha venduto l’immobile, guadagnando anche il 10 per cento in più di quanto previsto.

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