Violenza a una 15enne in pieno centro: no vuol dire no

Violenza a una 15enne in pieno centro: no vuol dire no
di Egle Priolo
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PERUGIA - No significa no. In qualsiasi momento venga detto. No vuol dire no. Aver bevuto una bibita insieme, aver accettato un passaggio a piedi, aver risposto eventualmente anche a un bacio non sono un via libera. No è no. Punto.

Uno stop che non avrebbe rispettato il giovane accompagnatore di Giulia (nome di fantasia), la quindicenne che ha raccontato di aver subito violenza nella tarda serata di mercoledì in pieno centro storico. Sulle indagini dei carabinieri, coordinate dal procuratore Giuseppe Petrazzini, si mantiene davvero il massimo riserbo, anche se dal pochissimo che trapela risulta che fino a ieri sera non sarebbe stato emesso nessun provvedimento nei confronti del ragazzo indicato da Giulia come il suo aggressore. Appena diciannove anni, quattro in più della ragazzina, che a quell'età sono il limite tra iniziare a mettere il lucidalabbra fuori scuola e guidare la macchina per una gita al mare con gli amici: un abisso.
Oscuro come quello che è successo durante quella passeggiata dopo cena, dopo quella bevuta in compagnia, mentre in centro scendeva la pioggia. Di certo, ancora, c'è solo la richiesta di soccorso al 118, l'ambulanza che sfreccia verso l'ospedale e Giulia che racconta ai medici e poi nella denuncia di una violenza brutale, inaspettata, improvvisa da chi era insieme a lei. La ragazzina in ospedale è stata visitata, le sarebbero state riscontrate delle lesioni compatibili con un rapporto violento, ha parlato anche con chi ha provato a darle un supporto psicologico, ma dopo una giornata è stata dimessa per tornare finalmente tra le braccia dei suoi. Tra le sue canzoni preferite e i suoi amici, quelli che le vogliono bene e che anche solo con un messaggio hanno cercato di farla uscire da quell'abisso di dolore e smarrimento.
I carabinieri comunque stanno intanto lavorando in silenzio e senza risparmiarsi, vagliando le parole della ragazzina per ricostruire quanto avvenuto tra il dopo cena di mercoledì e la chiamata al 118, alla ricerca degli elementi per incastrare il giovane indicato sin da subito come l'aggressore. Per dare forma concreta alle accuse di Giulia ed esorcizzare così il suo incubo. Iniziato con un No che pretendeva di essere ascoltato.

Sabato 13 Giugno 2020, 20:35
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