Terni, Tina Montinaro incontra gli studenti del liceo Angeloni: «Siate coraggiosi»

Terni, Tina Montinaro incontra gli studenti del liceo Angeloni: «Siate coraggiosi»
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Hanno incontrato, in video conferenza, la signora Tina, la vedova di Antonio Montinaro, il capo scorta del giudice Giovanni Falcone morto quel maledetto 23 maggio del 1992 in quella che è stata chiamata la strage (Una bomba con dentro 500 kg di tritolo) di Capaci, all’altezza dello svincolo sull’autostrada A29. Sono gli studenti del Liceo Angeloni di via Battisti di Terni che partecipano al Progetto nazionale “Siamo Capaci”.

Sabato 20 marzo il gruppo, una ventina di ragazzi, ha intervistato la signora Tina che si è mostrata disponibilissima. Gli onori di casa sono toccati alla Preside del Liceo ternano Patrizia Stilo. «Approfondire il periodo mafioso degli anni ‘90 e la strage di Capaci ha aperto nei nostri studenti un profondo interesse – ha detto la Preside – il progetto è stato approcciato con quel giusto e doveroso rispetto verso lo Stato e i suoi servitori. E poi l’intervista alla signora Montinaro è stata un’espressione di quanto i giovani, una volta informati e motivati, rispondano con senso civile e sentimento. Più di una volta durante l’intervista ci siamo emozionati. Insomma, un’esperienza unica per il nostro Liceo e per questo ringraziamo anche la Questura di Terni».

Insieme a Giovanni Falcone, quel giorno passato alla storia, morirono, a firma di “Cosa nostra”, anche la moglie Francesca Morvillo, e gli agenti Vito Schifani e Rocco Dicillo, oltre ad Antonio Montinaro. Ma che tipo era Antonio Montinaro, è stata la prima domanda degli studenti ternani alla vedova Montinaro. «Un tipo molto diretto e schietto, bello fuori ma anche, e soprattutto, dentro. Ci siamo innamorati a prima vista ed io dopo sei mesi ero già incinta. D'altronde me lo aveva avvisato che insieme non saremmo stati a guardare le stelle», è stata la risposta della signora Tina tanto per rompere il ghiaccio. Un'altra ragazza le ha poi ha domandato se avesse perdonato gi assassini del marito. E qui la signora non ha avuto dubbi. «Assolutamente no – ha risposto secco la donna – per sopravvivere ho dovuto fare mille sacrifici. Mi sono ritrovata da sola e con due figli da crescere senza il papà. Per fortuna lui c’è stato sempre accanto. Il suo esempio è stato decisivo per Gaetano e Giovanni, i nostri figli che erano il suo orgoglio. E non è vero che io sia rimasta tutti questi anni da sola. Lui è sempre con me. Gli hanno tolto la vita ma da quel giorno finalmente la Sicilia si è svegliata da un lungo tepore ed ha iniziato la battaglia contro la Mafia. Prima la gente si nascondeva, dopo Capaci non più». E un altro ancora gli ha domandato se suo marito avesse forte il sentimento dell’amicizia. «Sicuramente si. Lui era l’amicone di tutti. Riservato ma sempre disponibile verso il prossimo. Se incontrava un barbone infreddolito, era il tipo che si toglieva il giubbetto e lo donava al poveretto. Era buono e sensibile, ma molto sicuro di sé. A decidere era sempre lui». Alla fine i ragazzi hanno chiesto alla signora Tina un messaggio. «Dovete essere coraggiosi, non dovete mai girare la testa dall’altra parte, sempre a schiena dritta e mai indifferenti. La Mafia può essere vinta. Io, anche dopo la morte di mio marito, invece di tornare a Napoli, la mia città, ho deciso di rimanere a Palermo insieme ai miei figli».

Giovedì 25 Marzo 2021, 22:59
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