Perugia, il Comune vince eredità da un milione

Sabato 12 Gennaio 2019 di Luca Benedetti
PERUGIA - Il Comune vince in tribunale e si ritrova erede di un perugino che ha lasciato tutti ai poveri. Palazzo dei Priori ha battuto i sette parenti che avevano impugnato il testamento di Bernardino Domenico Rossetti come spiega la sentenza numero 32 del 2019 del tribunale civile. Una sfida, secondo alcuni conti di palazzo dei Priori, da un milione di euro.
Bernardino Domenico Rossetti viene trovato morto, a 82 anni, nella sua casa di Madonna Alta il 13 settembre del 2013. In quell’appartamento viveva da solo. Arriva, come da prassi, la polizia e gli agenti trovano un testamento olografo in cui l’anziano lascia tutto in beneficenza e chiede che venga costituito un fondo Rossetti-De Luca. Il testamento è scritto in stampatello sulle due facciate di un foglio di protocollo. Indica per filo e per segno i suoi beni, le case (non solo a Perugia), la liquidità e dice così: «dispongo che tutto quanto è in mio possesso ed a me intestato all’atto della mia morte, siano essi beni mobili, beni immobili ed altro, siano venduti ed il ricavato sia devoluto totalmente in beneficenza. A tal fine dispongo che venga istituito un fondo per la beneficenza intestato a “Rossetti-De Luca” nel quale dovrà affluire il ricavato della vendita degli immobili, mobili e di quant’altro».
La polizia porta il testamento in Procura, il magistrato lo fa rendere pubblico dal notaio Migliori. Che comunica alla prefettura il presupposto che il testamento conteneva l’istituzione di una fondazione. Su istanza della prefettura, il tribunale nomina Giovanni Alberti come curatore della istituenda fondazione e amministratore provvisorio del patrimonio dell’anziano morto.
Nell’agosto del 2015 sette parenti di Rossetti impugnano il testamento e, assistiti dall’avvocato Angelo Santi, citano Alberti. Chiedendo al tribunale di dichiarare nullo il testamento scritto il primo gennaio del 2009 perché «non contempla la costituzione di alcuna fondazione ed è pertanto nullo e/o comunque invalido». Altro elemento di nullità sarebbe «l’assoluta indeterminatezza dell’erede testamentario». Alberti, assistito dall’avvocato Pier Francesco Valdina, ha convenuto in giudizio il Comune di Perugia in base all’articolo 630 del codice civile per la devoluzione dei beni proprio «all’ente comunale di assistenza». Cioè palazzo dei Priori.
Il collegio composto da Teresa Giardino (presidente), Stefania Monaldi (giudice) e Michele Moggi (giudice relatore) ha spiegato che il defunto non ha indicato un erede e che l’intenzione testamentaria sulla beneficenza è chiara ed è «irrilevante il fatto che tale scopo sia raggiunto tramite un “fondo” di incerta qualificazione ovvero tramite il Comune». Quindi la disposizione testamentaria è valida ed è da intendersi in favore del Comune (in giudizio con l’avvocatura). I parenti battuti hanno sei mesi di tempo per impugnare la sentenza e allungare la sfida al secondo grado.
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