Perugia, condannato a sette anni l'uomo che si è presentato dai carabinieri dopo aver accoltellato il vicino

Perugia, condannato a sette anni l'uomo che si è presentato dai carabinieri dopo aver accoltellato il vicino
di Egle Priolo
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Sabato 22 Gennaio 2022, 08:17 - Ultimo aggiornamento: 08:18

PERUGIA - Sette anni di carcere e diecimila euro di provvisionale. È la pesante condanna inflitta ieri all'uomo che lo scorso agosto ha accoltellato un vicino di casa in via Settevalli. Per lui l'accusa è di tentato omicidio, per quelle due coltellate al busto con cui, secondo il sostituto procuratore Massimo Casucci, voleva «cagionare la morte» del rivale «in modo non equivoco».

La difesa dell'imputato, con l'avvocato Franco Libori, aveva chiesto la derubricazione in lesioni gravi (guaribili in 30 giorni, come da referto medico, ma che hanno provocato «l'indebolimento permanente della funzione contenitiva della parete muscolo-fasciale»), ma il giudice ha deciso per la conferma delle accuse, come richiesto dalla parte civile, con l'avvocato Vincenzo Maccarone.
L'uomo, un sessantaquattrenne di origini iraniane ma da anni residente a Perugia e molto conosciuto nel quartiere, è rinchiuso nel carcere di Capanne da quel giorno, quando subito dopo le coltellate si era presentato da solo alla stazione dei carabinieri, con tanto di valigia, raccontando quello che aveva appena fatto. Ancora sporco di sangue e con in mano il coltello che aveva usato. Secondo la denuncia della vittima, un quarantacinquenne italiano, alla base del gesto ci sarebbe stata una questione di soldi non restituiti. Un prestito da 250 euro che l'iraniano non avrebbe voluto o potuto saldare. Fino a quel pomeriggio di agosto quando, dopo essersi visti e salutati dal balcone, all'ulteriore richiesta dei soldi il 64enne si sarebbe agitato, tanto che la vittima ha raccontato di avergli sbattuto in faccia la bolletta della luce che avrebbe dovuto pagare con quei 250 euro. «Non appena mi giravo verso l'auto – ha spiegato nella denuncia il 45enne – sentivo una fitta all'altezza del fianco posteriore destro che mi faceva rigirare verso di lui, per chiedergli cosa mi stesse facendo. Lo vedevo colpirmi nuovamente, con un oggetto acuminato nascosto dalla scatola che aveva in mano, nella parte sinistra dell'addome gridando: “Ti ammazzo, ti ammazzo”». «Solo a questo punto mi accorgevo – ha proseguito la vittima – di essere stato accoltellato, quindi con un forte bruciore che iniziavo a sentire dai due colpi ricevuti, riuscivo a salire nella mia auto. Ricordo che mentre fuggivo dal luogo dell'aggressione lui continuava a minacciarmi di morte» Un racconto drammatico, che l'imputato ha in qualche modo contestato – tanto che non sono ancora del tutto chiare le motivazioni alla base della sua reazione -, ma assumendosi la responsabilità del gesto tanto da presentarsi spontaneamente dai carabinieri.

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