Palazzo dell'Ater senza ascensore
una novantanne disabile
prigioniera in casa da oltre 10 anni

Palazzo dell'Ater senza ascensore una novantanne disabile prigioniera in casa da oltre 10 anni
di Alberto Favilla
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Sabato 29 Maggio 2021, 07:43 - Ultimo aggiornamento: 30 Maggio, 11:08

TERNI Prigionieri in casa. Reclusi e ormai senza più speranza e con il timore di fare la fine del topo. I residente del civico 131 di via XX settembre, a Cospea, di proprietà dell’Ater, sono stanchi di essere presi in giro. Qualche anno fa gli era stato promesso che l’Istituto avrebbe installato l’ascensore, ma a distanza di anni nulla è cambiato – neanche l’ombra dell’ascensore - e loro, che intanto si sono invecchiati, ormai non riescono più neanche a scendere le scale e magari andare dal medico. «Proprio così, siamo solo stati presi in giuro – dice la signora Anna, 90 anni, vedova ed invalida al cento per cento – ormai non possiamo più andare neanche dal dottore a fare le terapie come nel mio caso. Un anno, presidente era Domenico Rosati, ci dissero di firmare una petizione, e firmammo tutti i condomini. Ci venne detto che avrebbero risolto il nostro problema. La verità e che tutto si risolse anche in quella occasione in una bolla di sapone. Personalmente ho chiamato tante volte la signora Anna Maria Oddi, sempre gentile e disponibile, ma in verità il problema non è stato mai risolto e a pensare che nel nostro palazzo c’è anche la predisposizione per l’ascensore. Dicono sempre che non ci sono i soldi e che non è colpa loro. Noi, pero, l’affitto lo paghiamo tutti i mesi e non si tratta di poche lire e io con i miei problemi nella deambulazione sono prigioniera in casa». Anche perche si tratta di uno stabile dove non si paga il canone sociale, bensì quello concordato. «E non è poco. Io sono arrivata qui 35 anni fa e oggi a distanza di tempo dovrei sostituire la vecchia vasca con un piano doccia, anche perché ormai le mie articolazioni non mi consentono più di entrare in vasca – ribadisce la signora Franca – l’altro giorno ho rischiato di rompermi il femore. E poi anche gli infissi delle finestre sono ormai finiti per non parlare dello scarico della condensa della caldaia. Io in mezzo al mio salone ho dovuto mettere una bacinella. Ormai è un ritornello, dicono che sono problematiche legate alla manutenzione ordinaria». Sono arrabbiati, delusi di non essere mai stati ascoltati e presi in considerazione. Ma questa volta sono decisi ad andare in fondo. Intanto si sono rivolti al Sunia, il sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari. «Quando c’è impedimento fisico e situazioni del genere e non si riesce più neanche a fare le scale qualcosa bisogna intervenire, eliminare subito i disagi dell’abitare garantendo condizioni di qualità. Non si può internare la gente nelle proprie abitazioni – afferma Rossano Iannoni, il segretario regionale del Sunia – Il compito di Ater e Comune non è solo quello di assegnare le case, bisogna rendere agli inquilini una vita decente e serena. Esiste un compito sociale che è quello primario di rispondere ai bisogni dell’utenza». E l’Ater? Il Presidente Napoletti si mostra sensibile ed attento al problema. «Purtroppo la mancanza di un impianto di elevazione e di superamento delle barriere architettoniche rappresenta un fenomeno diffuso in alcune delle nostre realizzazioni di edilizia residenziale pubblica, soprattutto in quelle più vetuste e con un numero di piani contenuto – argomenta l’avvocato Napoletti – l’invecchiamento della popolazione e anche degli assegnatari è un problema diffuso che stiamo comunque cercando di affrontare in maniera sistematica e programmatica cercando sinergie finanziarie. Cercheremo di valutare tutte le situazioni praticabili con maggiore tempestività possibile. Vogliamo tranquillizzare i residenti. E’ certo che l’Ente si attiverà già nel corso dei prossimi giorni». 

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