Quando Babbo Natale abitava ad Amelia e regalava alberi profumati di resina: la storia di una tradizione che si rinnova

Quando Babbo Natale abitava ad Amelia e regalava alberi profumati di resina: la storia di una tradizione che si rinnova
di Francesca Tomassini
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Sabato 25 Dicembre 2021, 10:12 - Ultimo aggiornamento: 13:06

AMELIA Natale, Il giorno più atteso, il più scintillante ma anche quello più intimo e caro ai ricordi. Momenti in cui la memoria viaggia, libera, e spesso, nostalgica, ritorna a un tempo che fu. A quando, ad Amelia, proprio in queste ore potevi incontrare Babbo Natale. Un omone alto e imponente, che con il suo somarello caricato a dovere se ne andava in giro per le vie della città. Non un semplice animatore, ingaggiato per un pomeriggio, ma qualcuno che quel nome, nonostante fosse nato con quello di Pietro Cucco, l'ha portato tutti i giorni dell'anno, per una vita intera.

«Aveva iniziato a fare Babbo Natale negli anni Sessanta -racconta la moglie Anna- da allora tutti l'hanno sempre chiamato così. Mi ricordo che nel periodo prima delle feste andava in giro per i negozi di Amelia e raccoglieva quanto ognuno volesse donare. Caricava tutto nelle gerle legate sul dorso di un asinello. Poi -continua- la vigilia di Natale portava i doni raccolti, perlopiù generi alimentari, ai collegi di Sant'Angelo e di Santa Caterina. All'epoca lì c'erano i bambini. Da una parte i maschi e dall'altra le femmine. Ad accompagnarlo, spesso c'era un gruppo di musicisti amici suoi».

Una tradizione portata avanti tutta la vita e rimasta impressa nella memoria della comunità. Ancora oggi, nonostante siano passati quasi trent'anni da quando Babbo Natale ha dovuto lasciare questo mondo, ad Amelia, a fare il suo nome, la mente torna a quell'uomo alto e gioviale. «Io ero molto piccola- ricorda con un sorriso la figlia Veronica - ma mi ricordo di quando noi bambini andavamo di soppiatto ad aprire l'armadio dove era custodito il suo costume. Era un'emozione indescrivibile, era come se scoprissimo una magia, in quei momenti credevamo davvero che lui non potesse essere altri che Babbo Natale». Un'atmosfera di festa che pervadeva tutta la casa e non solo.

«Papà era fortissimo -continua Veronica- mi ricordo che andava nel bosco a prendere gli alberi da addobbare e li portava dalle monache. Non so se lo fossero davvero, ma ai miei occhi di bambina sembravano enormi. A volte ne portava qualcuno anche a casa e un'odore di bosco e di resina si spandeva dappertutto: Noi piccoli dovevamo andare a letto presto ma vedere quel fermento in casa era già una festa. Papà ci teneva tutti uniti e portava felicità, in famiglia e tutto intorno a lui». Una figura circondata da un'aura mitica, anche per il modo in cui scelse di vivere la propria quotidianità.

«Mio marito -ricorda ancora Anna- era un taglialegna, un boscaiolo. Gli piaceva vivere nella natura e realizzare delle sculture in legno». Purtroppo, Babbo Natale ha finito il suo tempo a soli cinquantasette anni, ma a raccogliere il testimone, come nella migliore tradizione natalizia, è stato uno dei suoi nove figli. Tommaso. «Per tutti, ad Amelia -racconta- mamma è la moglie di Babbo Natale, noi siamo i figli di Babbo Natale. Mi è sempre piaciuta l'idea di portare avanti questa tradizione di famiglia. Non l'ho fatto da subito ma ormai sono una decina d'anni. Ad Amelia, perlopiù, per una delle contrade che organizza qualche evento natalizio. Purtroppo quest'anno, a causa dell'aumento dei contagi qui sul territorio gli eventi sono stati annullati e il costume resterà nell'armardio, in attesa di tempi migliori».

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