Gomorra, si conclude lo scontro tra Genny e Ciro. Esposito: «I personaggi vanno verso gli inferi»

Gomorra, si conclude lo scontro tra Genny e Ciro. Esposito: «I personaggi vanno verso gli inferi»
di Paolo Travisi
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Lunedì 15 Novembre 2021, 21:24 - Ultimo aggiornamento: 21:41

Dopo 8 anni, 5 stagioni ed un film spin-off, Gomorra arriva alla sua stagione conclusiva. La resa dei conti tra gli amici-nemici, Genny Savastano e Ciro Di Marzio, non è più rinviabile. Dieci nuovi episodi, in arrivo su Sky e Now, dal prossimo 19 novembre diretti da Claudio Cupellini e Marco D'amore, che si divide tra co-protagonista e regia, e scritti da Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, che firmano il soggetto di serie con Roberto Saviano, che ha dato il via all'intero progetto dopo il best-seller venduto in tutto il mondo.

Questa stagione finale riparte dal bunker in cui è rinchiuso Genny, costretto alla latitanza, da solo, senza sua moglie Azzurra, interpretata da Ivana Lotito, abbandonata insieme a Pietro, il figlio che porta il nome del padre. Ciro, vive ancora a Riga - come raccontato ne L'Immortale, il film che fa da trait d'union, tra la quarta stagione e la quinta - e deve fare i conti con il suo fraterno amico-nemico Genny, che è venuto a sapere che colui che pensava di aver ucciso, in realtà vive lontano da Napoli. E tra i personaggi ritroviamo, Sangue Blu, sempre l'ottimo Arturo Muselli, l’ex re di Forcella divorato dai sensi di colpa per aver visto troppi compagni morire per colpa sua. Ed in scena entrano nuovi personaggi che avranno un peso determinante sulla bilancia di agguati, morti e nella lotta sanguinosa per il potere tra i clan. 

"E’ successo una cosa rara nel mondo dello spettacolo italiano, cioè la scelta di uscire di scena in un momento in cui la serie ha ancora successo, perché continuare a trascinarsi sarebbe stata una ripetizione stanca. Siamo arrivati naturalmente a capire che la 5° stagione sarebbe stata definitiva, non ci siamo detti arriveremo a cinque, ma l’abbiamo capito nel percorso. Il materiale su Napoli ci sarebbe stato, ma l’epopea Gomorra ormai aveva fatto il suo percorso" ha sottolineato Claudio Cupellini, regista della serie, nel corso della presentazione di Gomorra 5.

"Io non ho sofferto per il distacco, perché gradualmente ci siamo preparati all'idea che fosse l'ultima stagione. Sono in pace con questa esperienza, ho raccolto il possibile e dato tutto quello che avevo, quindi non si possono avere rimorsi quando si vive a mille all'ora un'avventura - ammette Marco D'Amore - è chiaro che c'è un po' di malinconia, ma sappiamo che non è finito nulla tra noi, ci aspettiamo un futuro che ci rimetta ancora insieme. E' fisiologico che si comprenda quando un'avventura è arrivata al suo compimento. Finisce con un arco di racconto molto pieno e chiude un cerchio completo, bisogna mettere un punto altrimenti una narrazione infinita perderebbe la sua forza" dice ancora l'attore-regista.

"E' stato un viaggio lungo, durato 8 anni. E' stata un'esperienza che ci rende orgogliosi ogni volta che andiamo all'estero e quando parliamo con produttori e registi internazionali che ammirano il nostro lavoro. Possiamo dire che nella serialità c'è stato un prima e un dopo Gomorra, nei confronti del quale c'è una sorta di emulazione artistica, fatta da tutti quei prodotti che hanno preso spunta dall'arte interpretativa, registica e musicale della serie" aggiunge Esposito, per il quale Gomorra è stata la prima importante produzione dopo la scuola di recitazione e che rispetto al cambiamento dei due personaggi sottolinea: "se guardiamo una loro foto in Gomorra prima stagione ed ora, li troviamo sempre più persi, i nostri personaggi non evolvono ma involvono e vanno sempre di più verso il male, gli inferi. E la quinta stagione è la somma di tutti gli anni passati e delle sfaccettature del loro rapporto".

"E’ proprio il male che ti fa vedere la possibilità di luce, non c’è per questo il personaggio “via di fuga”, il positivo in cui cercare rifugio. I protagonisti sono già sconfitti e lo sanno anche loro, tutti attendono solo quando morire, nessuno pensa di farcela. Il messaggio è che se agisci così hai già perso" considera Roberto Saviano. 

"Doverla abbandonare mi spaventa perché era un appuntamento che mi dava sicurezza dal punto di vista professionale e mi spaventa dal punto di vista affettivo perché gli incontri di Gomorra sono divenuti importantissimi per la mia vita. E credo che questa alchimia sarà difficile ritrovarla" ammette con sincerità Ivana Lotito, che interpreta la moglie di Genny, e figlia di un boss. "Finché non andrà in onda l'ultima puntata avremo questa sensazione che non sia finita, perché non vogliamo veramente staccarci. Sarà come avere 18 anni e dover lasciare casa e famiglia, è stato bello e doloroso, ma l'esperienza di Gomorra è estata un microcosmo" aggiunge Arturo Muselli che interpreta Sangue Blu.

E' innegabile che Gomorra sia stata la produzione seriale italiana più importante di sempre, venduta in 190 paesi nel mondo e lodata anche da registi ed attori di Hollywood. Quando uscì, però, non mancarono le critiche, anche dal mondo della politica, secondo cui Gomorra dava una rappresentazione negativa di Napoli, dunque dell'Italia.

"Tutte le critiche a priori o durante sono solo pretestuose, ed in alcuni casi chi le faceva ignorava sia il significato che la serie stessa. Contestualizzare Gomorra con Napoli significa non aver capito nulla, perché quello che abbiamo raccontato è universale, anche se parliamo napoletano. Poi se il problema è mostrare l'incapacità di chi dovrebbe proteggere quei luoghi e le persone in difficoltà allora è un altro discorso. Tanti hanno usato quelle polemiche per farsi pubblicità nelle campagne elettorali o contro Saviano e poi quando ci incontravano ci chiedevano le foto" risponde Esposito a cui si aggiunge anche Marco D'Amore. "La critica è parte fondante della democrazia, ma sono rimasto molto deluso dalle critiche da cui mi aspettavo qualcosa di più intelligente su cui far partire anche un duello dialettico. Mi sembrano critiche poco fondate, ma non sono nate dallo studio del territorio. Nel 1973 Anche De Filippo fu boicottato per il Sindaco del rione sanità perché parlava male del quartiere. E' parte del nostro paese non riuscire a fare i conti con la propria storia".

 
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