Così il satellite italiano Prisma vedrà l'anima della Terra: record nello spazio

Lunedì 11 Marzo 2019 di Paolo Ricci Bitti
Così il satellite italiano Prisma vedrà l'anima della Terra
Ultim'ora: rinviato «di alcuni giorni» il lancio del satellite Prisma, destinato a raccogliere dati sull'ambiente. Lo rende noto l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Inizialmente previsto nella notte fra il 14 e il 15 marzo con il razzo europeo Vega, il lancio è stato rinviato «in attesa del completamento di tutte le procedure di controllo che coinvolgono il team in Guyana (ESA, Cnes, Arianespace e Avio)». La decisione, spiega l'Asi, «nasce nell'interesse della sicurezza e dell'affidabilità del lancio; tutte le attività europee di review sono molto rigorose e in alcuni casi richiedono tempi più lunghi rispetto alle previsioni».



LA PRESENTAZIONE
Dallo spazioporto di Kourou, nella Guyana Francese, la prossima settimana  un razzo Vega dell’Avio di Colleferro porterà in orbita Prisma, satellite voluto dall’Agenzia spaziale italiana e costruito da Leonardo e OHB Italia che rivoluzionerà ilmodo di vedere la Terra. Dice Piero Benvenuti, commissario straordinario Asi: «Prisma è un’ulteriore conferma dell’eccellenza del sistema Italia nel fare Spazio». Ne parliamo con Roberto Formaro, responsabile missione di Asi, ed Enrico Suetta, di Leonardo.


È una storia di spettri, ma nessuna paura, anzi, c'è da spalancare gli occhi per la meraviglia perché il satellite Prisma non si fermerà al visibile e ci mostrerà l'anima della Terra in tutta la sua bellezza, in tutta la sua fragilità. Il satellite italiano, in orbita dal 14 marzo grazie a un razzo italiano e pronto a inviare dati a un laboratorio italiano, rivoluzionerà il modo di vedere e di studiare il nostro pianeta: Prisma è almeno 24 volte più potente di ogni altro strumento costruito finora anche dalle grandi potenze spaziali che di colpo si troveranno a inseguire, e a parecchia distanza, questa missione totalmente made in Italy.

Un progresso enorme, speculare a quello ottenuto da Galileo che dalla Terra esplorava lo spazio: anche Prisma, del resto, nasce tra Firenze e Pisa, a Campi Bisenzio.
«Sì, il cuore di Prisma, lo strumento ottico - spiega Enrico Suetta, responsabile sistemi elettro-ottici e sensori di assetto spaziali di Leonardo - è stato messo a punto nelle officine di Leonardo di Campi Bisenzio, storicamente all'avanguardia anche se questa volta si sono davvero superate».

Parliamo di spettri, anzi, di iperspettri?
«Già - continua Suetta - gli attuali sensori ottici montati sui satelliti sono multispettrali in grado di sfruttare al più una decina di bande dell'infrarosso, mentre il nostro ne vedrà ben 240, da qui il nome iperspettrale (Prisma, ovvero PRecursore IperSpettrale della Missione Applicativa). Ripeto: si passerà da 10 a 240 bande. Non gli sfuggirà nulla, in altre parole, perché ogni oggetto, ogni materiale sulla Terra emette personali radiazioni termiche che possiamo anche chiamare firma spettrale oppure impronta digitale spettrale. E Prisma sarà in grado di riconoscerle».

Fa un po' impressione una macchina a cui da lassù non sfugge nulla.
«E invece è ciò che serve alla Scienza per studiare la Terra e per difenderla - prosegue Suetta - Grazie ai dati raccolti da Prisma avremo fotografie del nostro pianeta ben al di là di ciò che è visibile a occhio nudo».

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Ad esempio?
«Sono infiniti. Prisma capirà se in un tetto c'è amianto insieme ai laterizi. O indicherà di che cosa è composta una macchia scura in mezzo al mare. O che tipo di polveri hanno reso meno candido un ghiacciaio. O che tipo di materiali, magari nocivi, sono stati scaricati in una discarica, magari abusiva. O che tipo di fertilizzante serve a un terreno di cui Prisma ha definito la composizione. O che sostanza sta rendendo meno trasparente l'acqua di un lago. O che tipo di fumo produce realmente un impianto industriale».

Prisma allora potrà indicare come affrontare i cambiamenti climatici?
«Naturalmente. I dati raccolti da Prisma, inoppugnabili, completi, rapidi e puntuali come mai è avvenuto finora, saranno alla base delle strategie per lo studio dei cambiamenti climatici. Dati determinanti anche per l'agricoltura e per la lotta alla desertificazione. E poi ci sono il capitolo della prevenzione e quello del pronto intervento dopo le catastrofi naturali».



Vada avanti.
«Quali territori sono più a rischio di incendi? In quali zone procedere alla ricostruzione dopo un terremoto o un'alluvione? Domande a cui sarà più facile rispondere con i dati di Prisma. Informazioni che, va da sé, sono richieste in tutto il mondo e che vedranno il sistema Prisma in netto vantaggio rispetto ai concorrenti internazionali. Il satellite non è ancora in orbita, ma già si sono fatti avanti in parecchi da tutto il mondo».

Ecco, nel mercato in costante espansione dei satelliti (220 miliardi di dollari, Bloomberg), con Prisma l'Italia si conferma in prima linea, ingegner Roberto Formaro, responsabile della missione per conto dell'Agenzia spaziale italiana?
«È proprio perché da parte della Scienza e delle imprese commerciali cresce di continuo la richiesta di dati che si conferma la lungimiranza dell'Asi: già nel 2008 ha rilanciato progetti, radicati persino negli anni 90, che hanno portato a Prisma che lascia indietro ogni concorrenza».

A quale costo?
«La missione costa 126 milioni di euro, inclusi i servizi di lancio continua l'ingegnere Formaro Ci aspettiamo un ritorno importante per l'Italia e per le sue imprese, da fascia alta degli investimenti spaziali che si sa, rendono da 3 a 8 euro per ognuno di quelli spesi. Le premesse ci sono tutte, vedi l'interesse già manifestato di importanti paesi per quella che resta comunque una missione sperimentale».

Sperimentale?
«La missione Prisma traccia non solo la road map internazionale nel settore delle osservazioni satellitari della Terra, ma unisce da subito sperimentazione e applicazione. Prisma è di fatto un satellite sperimentale, apristrada a nuove generazione di satelliti sempre più richiesti, ma al tempo stesso è ritenuto già così affidabile da rendere operativa la missione del 14 marzo. Verranno insomma accorciati i tempi per il pieno sfruttamento del suo rivoluzionario sensore ottico: questo grazie al gioco di squadra di una formazione tutta made in Italy».




Chi sono i giocatori?
«L'Agenzia spaziale italiana è la prima committente di Prisma che è stato progettato e realizzato da Leonardo, per la parte ottica, e da OHB per il Bus e il Sistema: è un raggruppamento temporaneo d'imprese con il contributo anche di Thales Alenia Spazio per l'unità di Data Handling. Il centro di controllo è opera del raggruppamento temporaneo Telespazio-Acs, con i dati che saranno raccolti dal Centro spaziale di Matera. Non si contano poi gli istituti di ricerca italiani coinvolti, a partire dal Cnr, e un altrettanto forte numero di Pmi dell'High Tech».

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E poi c'è Vega, l'infallibile razzo italiano.
«Sì, il lanciatore che porterà in orbita Prisma è Vega, dell'Agenzia spaziale europea ma progettato e realizzato al 70% dall'Avio a Colleferro, alla sua 14a missione dopo una performance impeccabile nelle prime 13 come mai era avvenuto nella storia della missilistica mondiale».

Allora sarà mica verdebiancorossa la scia che venerdì notte Vega disegnerà sulla giungla amazzonica di Kourou?
«Eh, credo proprio che la vedremo tricolore».
  Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 18:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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