Bici già nel futuro, Fausto Pinarello: «Bolidi aerodinamici. Presto in strada i modelli a idrogeno»

Fausto Pinarello
di Tina Ruggeri
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Mercoledì 19 Maggio 2021, 11:01 - Ultimo aggiornamento: 20 Maggio, 13:09

L'evoluzione della bicicletta, la due ruote del futuro, parte dal Bolide del campione Filippo Ganna, e i progetti nascono negli uffici dell’azienda Pinarello di Treviso. Un po’ come accade nel mondo delle automobili, si studiano le migliori tecnologie nella Formula Uno per poi adattare alle auto che troviamo sulle strade tutti i giorni. Fausto Pinarello, figlio di Giovanni, il fondatore dell’azienda trevigiana, racconta l’evoluzione della bicicletta e cosa accadrà da qui a una decina di anni.

Se non ci fossero le rigide regole Uci, la bici da corsa (e quindi da strada) sarebbe diversa da come è oggi?

«Se le regole dell’Uci fossero differenti e non così rigide, anche le biciclette che vediamo adesso sulle strade sarebbero diverse. Ma è giusto che ci siano regole stringenti per rendere più sicure le bici. Nel ciclismo è comunque l’atleta a fare la differenza».

Peso minimo delle biciclette nelle gare professionistiche e a caduta nel mondo comune a 6.8 Kg: ha ancora senso?

«Ci stanno i 6.8 kg. Io metterei un peso maggiore sui telai più che sulla componentistica. Il telaio deve avere un peso minimo: una sella si può rompere e non accade niente, mentre se si rompe un telaio, chi ci va sopra rischia la vita».

Leggerezza, rigidità, aerodinamica: qual è la gerarchia di questi tre requisiti per la costruzione di una bici?

«Sono tre compromessi: leggerezza, rigidità e aerodinamica. Negli ultimi sette anni abbiamo lavorato molto sulla aerodinamica».

Le tecniche di stampa 3D sono solo un sogno per la costruzione delle bici di altissima gamma da competizione o in futuro ci possiamo aspettare qualcosa?

«Noi usiamo la stampante in 3D per il manubrio in titanio. Probabilmente, non in tempi brevi ma arriveremo anche a stampare i telai. Non vi posso anticipare in che materiale, ma ci arriveremo».

L’effetto delle bici Gravel, oggi, è simile a quello che commercialmente fecero le Mtb negli anni Novanta?

«La Gravel è un fenomeno molto importante. È un nuovo modo di andare in bici, alla ricerca di nuovi paesaggi e a stretto contatto con la natura».

Quanto conta l’elettrico nella vostra strategia commerciale e quali margini di crescita ancora ci sono?

«Le bici a pedalata assistita ed elettrica, citybike e urbanbike assistite sono il futuro, al 90% per una tipologia di clientela che non è la clientela che acquista le bici da corsa. Le bici assistite sono per chi vuole conoscere posti diversi e raggiungere luoghi, per chi non è allenato o non vuole fare fatica».

Cosa c’è oltre il carbonio? Quali sono i materiali più moderni per l’industria ciclistica “di massa”?

«Il carbonio resta il materiale più performante per le bici, da corsa, Gravel o Mtb. Ci sono altri materiali da usare per le bici come l’allumino idroformato o il titanio, ma al momento il carbonio la fa da padrone».

Bici elettriche a idrogeno: è solo un sogno ancora lontanissimo?

«Probabilmente potranno arrivare. Credo molto all’idrogeno e fra qualche anno avremo anche queste».

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