Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Salto: Tamberi c'è, ma ora serve uno scatto

Salto: Tamberi c'è, ma ora serve uno scatto
di Mario Nicoliello
4 Minuti di Lettura
Sabato 31 Luglio 2021, 07:35 - Ultimo aggiornamento: 1 Agosto, 14:19

Il ragazzo con la barba a metà non c’è più, l’uomo con i capelli biondo platino è un ricordo del passato. Sul palcoscenico olimpico Gianmarco Tamberi si presenta acqua e sapone, ma non rinuncia a un paio di stravaganze: calzini di colore diverso e cappellino al contrario. Gimbo c’è, nel senso che la qualificazione alla finale dell’alto è in saccoccia, ma se domani il marchigiano vorrà davvero azzannare la medaglia olimpica dovrà cambiare stacco. Il primo ad esserne convinto è proprio lui: «L’obiettivo era entrare in finale, ma ammetto che speravo di ottenere in pedana dei riscontri diversi. So di stare molto bene, che posso saltare molto alto, ma in qualificazione purtroppo non sono riuscito ad ottenere quello che mi auguravo».

Tamberi ha saltato alle 9 del mattino, ma per farsi trovare pronto all’orario era arrivato a Tokyo per tempo, quindi non è stato un problema di fuso. Semmai è mancata la quadratura tecnica del gesto. «In pedana mi sono detto: mamma mia che schifo! Dal primo all’ultimo salto non ho fatto quello che avrei dovuto. In testa avevo due cose: andare in finale e ottenere un salto buono. Il secondo obiettivo non è stato raggiunto, anche per l’avvicinamento verso le Olimpiadi, che è stato terribile». E qui Gimbo non fa riferimento agli ultimi giorni, ma alla stagione in generale, nella quale ammette di «aver saltato male praticamente sempre».

Il ripasso

Più che pensare agli errori, sui quali oggi passerà ore e ore al video insieme a papà Marco («Rivedremo uno a uno i salti, analizzeremo ciò che non è andato bene, e cercheremo di modificare qualcosa in vista della finale»), il marchigiano si dice convinto «di poter saltare molto alto, devo solo far bene». Aldilà di quel che si è visto in qualificazione – ha superato l’asticella a quota 2.28 al secondo tentativo, dopo aver valicato senza errori 2.17, 2.21 e 2.25 – l’impressione è che Tamberi abbia bisogno di una scossa per sbloccarsi. 

Ieri ha cercato più volte di crearsi la claque, nonostante in curva fossero sedute poche decine di atleti. È un uomo di ambiente, che se non si immedesima con l’universo che lo circonda non rende. La qualificazione è servita quindi per aprirgli le porte dell’Olimpiade, perciò non ha nascosto l’emozione: «All’ingresso c’era una tenda che nascondeva lo stadio, poi entrando ho ripensato a tutto quel che ho dovuto fare per essere qui. Ho pensato che ora ci sono davvero e voglio godermi questa magia».

Magia

Gli hanno dato il pettorale da indossare nella finale, adesso deve saltare in alto. «Chissà, magari andrà come mi è successo altre volte in passato: basterà un salto ben riuscito per sbloccarmi, come a Portland quando vinsi i Mondiali indoor nel 2016». Gettando un occhio sulla concorrenza, nel primo atto hanno fatto percorso netto solo il qatarino Barshim, il canadese Lovett e il russo Akimenko. Il bielorusso Nedasekau, uno dei favoriti per il podio, ha faticato oltremodo, superando 2.25 alla terza prova e 2.28 alla seconda.

L’altro azzurro Stefano Sottile ha salutato invece la compagnia a 2.21. Gimbo invece è andato avanti e domani è pronto ad apparecchiare la tavola domenicale agli italiani. La finale scatterà infatti a mezzogiorno. «È la gara più attesa della mia vita», per avvicinarsi alla quale nella cucina di casa ha aggiornato quotidianamente il conto alla rovescia su una lavagnetta. Ora la clessidra ha esaurito la sabbia. Non resta che saltare più in alto di tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA