Lazio, Milinkovic: «Lo scudetto? Se finisce come dico io mi faccio un tatuaggio»

Venerdì 14 Febbraio 2020
«Vincere lo scudetto non è un obbligo, ma siamo lì e ci proveremo». Le parole di Sergej Milinkovic-Savic sintetizzano il punto di vista dei giocatori della Lazio. La squadra di Simone Inzaghi, reduce da 18 risultati utili consecutivi in campionato, si è ritagliata il ruolo di terzo incomodo nella corsa al titolo e domani sera davanti ai 60 mila dell'Olimpico proverà a sorpassare l'Inter di Conte. «Loro sono una squadra forte, con tanti grandi nomi. Giocano bene e hanno vinto un derby che gli darà una forza in più - le parole del Sergente biancoceleste -. Poi toccherà a noi, giochiamo in casa e sicuramente entreremo cattivi dal primo minuto. Vediamo come finirà, speriamo non come due anni fa» ricorda il serbo riferendosi allo spareggio Champions League dell'ultima giornata vinto dai nerazzurri proprio all'Olimpico. Il pass per l'Europa che conta è il traguardo che la Lazio non vuole assolutamente mancare, allo scudetto invece «non ci pensiamo troppo» assicura Milinkovic. «Non è un obbligo vincerlo, ma siamo lì e ci proveremo. Il nostro obbligo era stare in zona Champions e daremo tutto per rimanerci. Certo, saremmo tanto contenti se dovessimo arrivare primi, è ovvio. E se finirà come voglio io, sicuramente mi farò un tatuaggio sulla mano».

Per il centrocampista la cavalcata della Lazio è cominciata in un preciso momento, ovvero all'intervallo della gara casalinga poi pareggiata 3-3 con l'Atalanta il 19 ottobre. «Dopo il primo tempo non eravamo contenti, stavamo sotto di tre gol, siamo entrati nello spogliatoio ma non abbiamo parlato troppo perché sapevamo cosa fare nella ripresa. Poi il mister ci ha detto due-tre parole ed è cambiato qualcosa nella testa di tutti noi - rivela a Sky Sport24 -. Da lì è iniziato tutto, speriamo di rimanere su questa strada. A inizio anno non avrei pensato di stare in questa posizione di classifica, ma abbiamo cominciato bene la stagione, già dal ritiro, e piano piano abbiamo alzato il livello, siamo cresciuti ed è cambiata anche la mentalità». Merito anche della forza di un gruppo celebrato spesso da Inzaghi. «Rispetto agli anni scorsi siamo più come una famiglia, tanti ragazzi sono qui da molto tempo e poi ci sono i nuovi che si sono integrati meglio che in passato» conclude Milinkovic, riconoscendo che il suo modo di stare in campo «è un pò cambiato rispetto all'anno scorso. Ora gioco più indietro, aiuto a difendere, ma mi sento bene e provo a fare quello che mi chiede l'allenatore. L'importante è giocare, e farlo bene». 
Ultimo aggiornamento: 19:46
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